Il turismo come economia alternativa

By at 9 maggio, 2008, 2:01 pm

Il dibattito tra vecchia e nuova economia nasconde il vero nodo da sciogliere: trovare un modello alternativo.
Tanto la vecchia che la nuova economia contengono di fatto una impressionante affinità : il dominio dei forti e la concentrazione del potere.
Nessuna delle due ha risolto in modo soddisfacente il problema della distribuzione della ricchezza prodotta “ dopo “ la creazione di valore.
Nessuna delle due si prefigge in maniera chiara e senza equivoci il problema dell’uso delle risorse (limitate) di cui disponiamo nel mondo e del loro spreco.
Al contrario assistiamo ogni giorno alle cattive o pessime forme di finanza immorale, di fallimenti dovuti ad un comportamento predatorio e sconsiderato delle grandi aziende, sia negli Stati Uniti che in Europa e in Italia.
In che cosa consiste, allora, la capacità della economia turistica di candidarsi come modello alternativo ?
Tre sono i temi nei quali l’economia del turismo è in grado di dimostrare e diffondere con più evidente beneficio la propria vocazione ad una economia giusta e sostenibile :
• L’impiego delle risorse naturali e la loro valorizzazione : nel turismo i beni naturali sono considerati un patrimonio da difendere e tutelare;
• La partecipazione degli uomini e delle comunità nella produzione e nella distribuzione del prodotto turistico : nel turismo i monopoli sono impossibili e l’ospitalità è un’arte che coinvolge tutti gli abitanti;
• Il raggiungimento di esperienze ed emozioni dà soddisfazioni più grandi del possesso degli oggetti e il consumo non distrugge nulla, ma rigenera.
Ed è per questa ragione che, a mio avviso, il Libro Verde sul turismo (Unione Europea)al titolo III° propone senza indugio: “Il turismo è un settore importante per la realizzazione dello sviluppo sostenibile… La necessità di far concorrere varie politiche ad uno stesso fine, fa così del turismo un campo di azione ideale per la realizzazione dello sviluppo sostenibile. Inoltre, la prevedibile crescita del movimento turistico e delle pressioni che esercita, insieme ad una maggiore domanda di qualità da parte dei consumatori, non consentono più di rimandare tale impostazione integrata…Ciò potrebbe garantire la perennità dell’attività, assicurare la soddisfazione del turista e contribuire al mantenimento del patrimonio naturale e culturale. Inoltre tale impostazione potrebbe servire come esempio ad altre attività, il cui futuro dipende ugualmente, ma forse in modo meno direttamente percepibile, dal concretizzarsi dello sviluppo sostenibile”.
Queste affermazioni della Unione Europea rappresentano e prefigurano una scelta di campo urgente e non rinviabile per il prossimo futuro e il futuro delle popolazioni e inducono le istituzioni, che sono preposte alla definizione di questo futuro, a rinunciare ad uno stile “autoreferenziale” nella elaborazione dei programmi, degli investimenti e dei bilanci, ma a saper dare svolte innovative e originali.
Lo fanno ? Come si comporta la Provincia di Venezia nei confronti di uno sviluppo turistico locale? E’ efficace la sua azione e il suo coordinamento ? E’ coerente con lo sviluppo genuino di una economia locale?
Domande a cui le Pro Loco, che combattono ogni giorno per il territorio, si fanno o si dovrebbero fare, per esigere una governance seria del turismo e non una burocrazia povera di idee e di competenze, come spesso accade di vedere.
Al centro del modo di concepire la politica dello sviluppo sta il cittadino e la comunità locale di riferimento: senza questo metodo, si hanno solo esibizionismi e chiacchiere.
(continua nei prossimi numeri)

Romano Toppan
Docente di Economia del Turismo
Università di Verona

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