Lanfranco Boem di Musile e le sue incisioni

By at 9 maggio, 2008, 2:16 pm

Una breve scorsa sulla storia delle incisioni
La stampa d’arte e la storia dell’incisione germogliano merito della xilografia. Le incisioni nascono destinate alle illustrazioni gutenberghiane, ovvero ai libri. Nel ‘500 appaiono su fogli singoli le opere d’artisti che creano l’immagine e la incidono (incisione originale) oppure riproducono capolavori (incisione di traduzione).
Xilografia o Silografia: Il più antico procedimento di stampa, creato alla fine del 1300. Si traccia il disegno su di una matrice di legno, poi s’intagliano gli spazi tra le linee, quindi si anneriscono le parti in rilievo con l’inchiostratura.
Gli intagli assumono diverse gradazioni chiaroscurali secondo la loro profondità. Il procedimento termina con la stampa a pressa. I maggiori esponenti furono A. Dürer e L. Cranach.
Acquaforte: Segue la silografia nello stesso secolo. Sulla lastra di rame ricoperta di vernice grassa si traccia la figura con una punta d’acciaio; s’immerge quindi la lastra in un bagno d’acido nitrico, (anticamente chiamato acqua forte) che incide le parti scoperte, e si procede infine all’inchiostratura e stampa. Esponenti maggiori il Parmigianino e G. B. Piranesi.
Incisione a bulino: Coeva della silografia e dell’acquaforte. La matrice – rame, acciaio o zinco – è incisa con il bulino e si procede all’inchiostratura nei solchi ottenuti. Infine si passa alla stampa. Maggiori esponenti A. Pollaiolo, A. Mantegna, M. Raimondi.
Puntasecca: Pratica analoga a quella del bulino, al quale era abbinata, ma che permette d’ottenere solchi particolarmente sottili. Esponenti maggiori H. Rembrandt, A. Bucci
Punteggiato: La lastra di rame è ricoperta da una trama di piccoli punti ricavati col bulino; dalla profondità dei fori s’ottengono le diverse tonalità chiaroscurali. Esponente maggiore F. Bartolozzi.
Acquatinta: Tecnica del ‘600 derivata dall’acquaforte. Su lastra di rame, ricoperta di polvere di bitume o di resina, si lascia agire l’acido distribuendolo con il pennello. L’effetto stampa è simile all’acquerello. Maggiore esponente Goya.
Mezzatinta: Coeva dell’acquatinta, precisamente del 1642. Lo strumento è ora il pettine col quale si riga la matrice di rame. L’inchiostratura avviene in maniera uniforme e l’immagine si forma rimuovendo le rughe con un appropriato attrezzo. Il procedimento regala effetti stampa simili a quelli pittorici. Esponenti maggiori J. Watson, R. Earlom.
Litografia: La tecnica più moderna, definita stampa in piano, risalente alla fine del ‘700. La matrice è di pietra, zinco o alluminio. L’artista traccia il disegno a inchiostro, grafite, gesso o altra sostanza grassa.
La matrice è poi bagnata in acqua e si opera l’inchiostratura che aderisce alle parti disegnate. Segue, infine, la pressa litografica. Si ottengono stampe cromolitografiche, ovvero a colori, utilizzando tante matrici a parità di colori desiderati. Esponenti maggiori H. Daumier, H. Toulouse Lautrec, E. Vedova

L’Artista
Il b\n perché continua a suggestionarci, vedi fotografie e filmati d’epoca. La risposta non può essere che il b\n è dentro di noi, nel nostro essere uomini, bagaglio visivo primigenio, la scenografia dei nostri sogni. Sognare a colori, infatti, è una rarità quando non una falsità, poiché, se sogniamo ad esempio la bandiera italiana, è unicamente il nostro cerebrale mondoquestistico a dirci che essa è b\r\v.
Il colore è in realtà la modulazione imposta dalla portante della luce, ovvero dai fotoni, che colpiscono la superficie degli oggetti e in loro assenza non possiamo giammai assegnare visivamente ad essi un corredo cromatico. Lanfranco Boem di Musile, allora, mantiene fede al suo essere di uomo universale, che ha scelto l’arte per connotare le opere delle proprie emozioni provate innanzi alle fonti ispiratorie e che riesce perfettamente ad omologare nell’osservatore, il quale viene così a risuonare di conati emozionali, sino a che egli stesso n’è fruitore.
Il fruitore di un’incisione di L. Boem, ma d’ogni opera artistica, allora, è il soggetto in cui l’autore sia riuscito ad omologarvi la sua messaggistica.
Il fruitore, in sintesi esplicativa, diventa l’appendice dell’opera, la tela, il pentagramma, la pagina… umana.
Lanfranco Boem, è vero, incide l’iconografia del microcosmo in cui vive ed opera, le contrade venete, ma la sua universalità d’artista non è certamente data dalle configurazioni paesaggistiche, ma dal coupling* tecnica – estro, che si svolge lungo una sinusoide, insomma un’onda che pervade gli osservatori, la quale s’acquieta alle riflessioni, lievita all’ammirazione, sino a raggiungere l’apice delle emozioni.

* L’insieme di due espressioni artistiche, il cui risultato infonde grandi
emozioni, vedi il coupling tecnica e parole nella poesia, vedi il coupling
canto e musica nel melodramma.

Ferruccio Gemmellaro
Presidente Pro-Loco Meolo

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