Uno scrigno da visitare e da valorizzare, il Museo di Altino

By at 27 gennaio, 2010, 3:39 pm

Un museo è uno scrigno, non di pietre preziose ma dei “tesori” del nostro importante passato, della nostra umana evoluzione. E’ la nostra stessa memoria che si propaga nel tempo. Che si ammira e si tocca. Con queste convinzioni incontro nel suo studio Margherita Tirelli, terza direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Altino. I suoi predecessori, Bianca Maria Scarfì e Michele Tombolani, hanno lasciato al Museo un contributo tangibile: non solo nelle attività quotidiane ma tracciando la storia stessa del Museo e la sua evoluzione nel libro del 1985 “Altino preromana e romana”. Oggi, però, è necessario pensare alla celebrazione dei “primi” 50 anni di vita di questo “scrigno” con una serie di attività: un nuovo volume, a distanza di 25 anni dal primo, che tenga conto di tutte le novità, dei recenti rinvenimenti e dell’elevato fervore di studi; il 6° Convegno di studi altinati a dicembre; il completamento dei nuovi spazi necessari. Sì, perché il museo è “giovane” e purtroppo insufficiente a raccogliere tutta la storia di quasi 2000 anni fa, la storia certa di “Altinum” dalla quale nacque in seguito Venezia. Ma andiamo con ordine.
Perché è nato il Museo? La direttrice mi svela l’origine. Siamo nella metà dell’800. Le macchine agricole iniziano a scavare sempre più a fondo in questa area appena bonificata e non urbanizzata. Iniziano così a venire alla luce i frammenti di una storia dimenticata, impietosamente dilaniati dagli aratri. Sotto appena 50 cm di terra emergono reperti di una vita passata che appare subito “ricca” soprattutto perché la zona era all’incrocio di due strade importanti: la via Claudia Augusta e la via Annia. Il primo a far emergere la realtà che si è finalmente “svelata” è il Sovrintendente Brusin e il 29 maggio del 1960 il Museo di Altino viene ufficialmente inaugurato. Nasce originariamente come “antiquarium”, cioè quel luogo deputato a raccogliere e studiare i reperti di una area in previsione del trasferimento ad altri musei. Ma i forti legami con la nascita di Venezia emergono sempre più evidenti e fortunatamente, in armonia con il moderno concetto del “museo diffuso” sul territorio e sugli stessi luoghi dei ritrovamenti, tutta la struttura diviene ufficialmente un Museo destinato a conservare per sempre i “tesori” che vanno dall’epoca paleoveneta fino agli splendori di “Altinum” ed alla successiva “fuga” a Torcello dei suoi abitanti a causa delle invasioni barbariche; un periodo che si estende dal VII secolo a.C. sino al IV secolo d.C. Non è poco. L’evoluzione del museo è raccolta in pochi numeri: “L’attuale museo di Altino – spiega la direttrice – non è più in grado di contenere tutto il materiale archeologico accumulato negli ultimi anni di scavi e restauri, perché dai 1.000 reperti del 1960 si è arrivati oggi ai quasi 50.000 pezzi inventariati”.
I principali e naturali “partners” del Museo di Altino, inserito nella Sovrintendenza per i beni archeologici per il Veneto, sono l’Università Ca’ Foscari di Venezia – dipartimento di antichistica – e l’Assessorato alla Cultura e per il Turismo della Provincia di Venezia. Recentemente anche l’Università di Padova ha contribuito alla ricostruzione della planimetria di Altinum utilizzando la tecnica del telerilevamento a foto aeree del 2007. A tutto ciò si aggiunga il prezioso apporto delle campagne di “scavo scuola” effettuate dagli studenti di Ca’ Foscari all’interno del più ampio “Progetto Altino” del 1999 siglato tra Università e Sovrintendenza archeologica. La “palestra didattica” oggi prosegue intensamente soprattutto con una qualificante attività in laboratorio, a diretto contatto con tutti i reperti e con gli studiosi ed i ricercatori. La visita al museo si snoda lungo un percorso ordinato: si inizia con la visita alle due sale del Museo coperto, di soli 180 mq, contenente una vasta campionaturCorredo tombale del I sec dCa di oggetti paleoveneti e di corredi tombali e gioielli alcuni dei quali in vetro e tutti di pregevole fattura: all’ingresso imponenti statue e monumenti. Si prosegue sotto il “triportico” con chiesa e nel giardino dove sono esposti monumenti funerari con interessanti iscrizioni, provenienti dalle tombe della via Annia che la attraversava. Tutta la struttura ha una sua piacevole continuità estetica, opera dell’arch. Ferdinando Forlati. Ci si reca quindi nell’area est di fronte al museo dove è stato messo in luce un tratto di strada basolata e si possono ammirare un prezioso mosaico ed un pavimento marmoreo databili questi ultimi tra il I ed il II secolo d.C. Sono presenti altri reperti di rilevante interesse che la guida inquadra cronologicamente e nel contesto della città romana. Infine l’area nord con la scoperta, tra l’altro, della porta-approdo dotata di 2 imponenti torri quadrangolari. Questo in una brevissima sintesi.
Stiamo per lasciarci, ma due sono ancora gli argomenti in sospeso: la nuova struttura museale e il numero di visitatori.
E’ un vero peccato che il museo possa oggi presentare solo una piccolissima parte dei suoi “tesori” quando a pochi metri di distanza vi è una grossa struttura in grado di accoglierli dignitosamente quasi tutti. Si tratta della ex risiera Reali acquistata dallo Stato nel 1984 e sino ad oggi solo parzialmente ristrutturata. Una nuova “incompiuta”. Ora servono quasi 10 milioni di euro per completarla e renderla operativa, come risulta anche dalle recenti interrogazioni parlamentari. E magari anche uno sponsor. Le visite: solo novemila visitatori circa all’anno con un forte calo delle frequenze in estate “…proprio quando a pochi chilometri di distanza abbiamo Venezia, altri grossi centri, i croceristi, l’aeroporto e le spiagge più frequentate del Veneto, affollate da molti turisti assetati di cultura” conclude la direttrice con evidente entusiasmo professionale per la carica che riveste e con il rammarico di non poter vedere ancora realizzati i progetti che il museo sicuramente merita. Ma il Museo fa il Museo ed ha già il suo lavoro.
I due problemi si fondono: l’esigenza dei nuovi locali ed un forte incentivo alle visite che sono emozionanti anche nei limitati spazi attuali. All’interno della Pro Loco di Quarto si era già parlato di un progetto pilota per organizzare dei week-end alla scoperta di tutto il territorio. Questo incontro ci stimola a parlarne ancor più concretamente. Sappiamo cosa fare ma serve un punto di partenza. Lo cercheremo. In ogni caso del Museo ne parleremo ancora.
Claudio Widmar

Categories : Pro Loco Quarto d'Altino


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