Slow Food

By at 2 maggio, 2011, 6:02 pm

Quando parliamo di ambiente dobbiamo pensare ai quattro elementi che dominano la natura umana.
Iniziamo il nostro viaggio dall’acqua e rispondiamo ad una domanda: perché l’acqua del mare è salata?
All’origine l’acqua del mare era dolce come quella dei fiumi e la concentrazione di sale (circa 35 grammi per chilo d’acqua) risale “soltanto” a un miliardo di anni fa. Come si è formata? Bisogna andare molto più indietro nel tempo. Cioè a quando, quattro miliardi di anni fa, la Terra ha iniziato a raffreddarsi. Torrenti di pioggia si sono abbattuti sul pianeta per migliaia di anni e l’acqua si è depositata nelle depressioni della crosta terrestre formando i primi mari. Le acque che, nel frattempo, hanno continuato a scorrere sulla superficie dei continenti, si sono via via arricchite di sali minerali prelevati dalla terra, e li hanno riversati negli Oceani in formazione.
La salinità dei mari varia anche a seconda della loro profondità ed è sensibilmente più alta verso la superficie, e là dove si verifica una forte evaporazione. Più scarsa è invece in quei mari in cui l’apporto d’acquadolce è più consistente, per esempio in vicinanza di un estuario.
Quale pesce mangiano gli Italiani? Nel 2010 il consumo dei prodotti ittici da parte delle famiglie italiane ha registrato una flessione del 2,6%. In particolare l’anno si è dimostrato critico per i prodotti freschi (-5,5% rispetto al corrispondente periodo del 2009), mentre il consumo dei trasformati è risultato sostanzialmente in linea con i livelli del 2009 (+O,5%). La riduzione del consumi di pesce non è dettata da una maggiore consapevolezza dei consumi, ma piuttosto da esigenze economiche.
C’è chi del rapporto con l’acqua dolce o salata ne ha fatto uno stile di vita costruttivo ed economico: “il pescatore”. Una figura di cui spesso ci dimentichiamo e della quale non ci chiediamo come possa vivere in sintonia con l’ecosistema preservando la fauna ittica e valorizzando il proprio lavoro tramite l’offerta di pescato fresco e trasformato in qualità.
Una specie da salvare dunque: “il pescatore”.
Nessuno meglio di chi vive il mare o i fiumi può spiegare l’ecosistema acquatico ed i suoi delicati equilibri, le tecniche di pesca e le loro problematiche, e quanto le proprie scelte possano influenzare l’universo d’acqua e come adattarle verso un consumo sostenibile.
Non è sfuggito a Slow Food, Associazione fondata da Carlo Petrini nel 1986 e diventata nel 1989 una associazione internazionale, l’importanza di dedicare al mondo ittico e agli ecosistemi acquatici una manifestazione internazionale  a cadenza biennale: la Fiera di Genova dal 27 al 30 maggio – Slow Fish – (www.slowfish.it) dove, attraverso il mercato del pesce fresco e conservato, l’asta del pesce, i presidi Slow Food del mare, i convegni, gli incontri, i  laboratori e le degustazioni delle specialità regionali ad iniziare dal territorio ospite con il pescato del Mare Ligure preparato con il pane di Triora (Im), tutto viene magnificato con giusta enfasi. Gli assaggi si sposano  perfettamente con le ottocento etichette proposte dall’Enoteca selezionate in collaborazione con la Banca del Vino di Pollenzo.
Per descrivere la geografia di Slow Fish e rivelarne l’organizzazione la condotta del Veneto Orientale ha preparato un programma di tre giorni con viaggio in pullman dal 27 al 29 maggio: SLOW FISH – Genova… e dintorni.

Maria Grazia Barbazza


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