Meolo. La Battaglia del Solstizio e il letto di Hemingway

By at 3 maggio, 2011, 1:31 pm

La Battaglia del Solstizio è la celebrata battaglia combattuta nel giugno 1918 dal Regio Esercito Italiano contro l’Imperiale Esercito Austriaco, nota anche come la Seconda Battaglia del Piave.
L’offensiva sferrata dai crucchi, che nei loro piani sarebbe stata quella decisiva per la vittoria, si arrestò di fronte alla resistenza italiana.
La poetica indicazione di Battaglia del Solstizio fu suggerita da Gabriele D’Annunzio, il quale avrebbe sorvolato Vienna il successivo 9 agosto con una squadriglia di velivoli Ansaldo, lanciando una pioggia di volantini magnificanti la vittoria italiana e la nascente Arma azzurra.
Il trionfo italiano si realizzò cinque mesi dopo a Vittorio Veneto (Treviso), il 4 novembre. Come si potrebbe a Meolo dissiparne la memoria se abitualmente si transita fuori della villa Folco Dreina, sede nel ’17 del Comando Supremo Italiano e dove c’era stato il passaggio di consegne tra Cadorna e Diaz, e se nella frazione di Losson della Battaglia, di qua del Piave, c’era stato, appunto quello scontro sopra trascritto, quella carneficina del Solstizio, con tremila morti e ventimila feriti.
L’armata austro-ungarica era avanzata, dunque, sino a Meolo, costituendo una testa di ponte, che poi fu ricacciata.
Giusto in quei fatali giorni, il diciottenne Ernest Hemingway era di stanza nell’adiacente Fossalta quale volontario autista di autoambulanze con la Croce Rossa degli Stati Uniti e correva in area di combattimento a raccogliere feriti.
Si comportò da vero eroe e pertanto non c’è alcuna traccia di corruzione nei suoi personaggi letterari, vedi Per chi suona la campana.
Sarebbe stato insignito di medaglia d’argento poiché, malgrado ferito da schegge e da un proiettile, si era affannato a soccorrere altri commilitoni feriti.
Un’ esperienza, questa, che gli suggerì di scrivere Addio alle Armi, che come il primo fu tradotto in pellicola di successo.
Hemingway, quando era barelliere a Schio, dove era posizionata la sua sezione ARC, aveva conosciuto il tenente Edward McKey di N. York e provò per lui subito del grande affetto. Questo giovane aveva colpito lo scrittore per la sua grande cultura maturata a seguito degli studi che aveva già intrapreso nel nostro Paese del quale conosceva a perfezione la lingua.
Si sarebbero ancora incontrati a Fossalta e non è difficile supporre che proprio McKey sia stato quel validissimo collaboratore di Hemingway quando questi, vagando tra le contrade venete, andava alla ricerca dell’essenza italiana da imprimere tra le sue indimenticabili pagine.
In zona di combattimento, a Losson di Meolo, ora Losson della Battaglia, la famiglia Naratovìch, famosi stampatori veneziani XIX secolo, possedeva una propria villa di terraferma e qui si sarebbe rifugiato Hemingway seriamente ferito mentre trasportava un suo commilitone già colpito, verosimilmente l’amico MacKey, il quale non ce l’avrebbe fatta a sopravvivere.
Il corpo del tenente, dunque, dilaniato da una granata nemica, la schrappnell, durante la battaglia del Solstizio, riposa nell’Ossario di Fagarè, appena fuori del ponte sul Piave sulla strada per Treviso. Forse non è azzardato af fermare che il ricordo della straziante morte di Edward abbia ossessionato per tutta l’esistenza l’amico Ernest: non dimentichiamo che lo scrittore si è tolto la vita esplodendosi un colpo di fucile in faccia.
Ne è a conferma una sua breve lirica, Hemingway è stato anche poeta, che alcuni anni dopo la guerra scriverà in memoria dell’amico perduto.
\…\ adesso nella notte tu vieni immusonito \ per giacer e con me \ Una triste, fredda, rigida baionetta \…\ La famiglia Antonietti – Mariotti, erede dei Naratovìch avrebbe poi donato al museo di S. Donà di Piave quel letto sul quale, ospite, avrebbe dormito Hemingway sino alla convalescenza. Un mobile d’epoca che reca le tracce di proiettili a conferma che la villa funzionava da riparo nel pieno dell’infuriare degli scontri a fuoco intor no ad essa e che oggi arreda, non priva di suggestione, la museale camera della vedova di guerra, con culla, comò, cassettone e scaldaletto.
Meolo ha oggi allestito un proprio museo archeologico in fase di perfezionamento e funziona quale Centro di Documentazione Storico-Etnografica del Veneto Orientale “G. Pavanello” e pertanto, per competenza comunale, potrebbe vantare la restituzione dello storico letto.

F. G.

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