Opera in ferro di SALVINO MARSURA

By at 8 luglio, 2011, 3:46 pm

Fu alla stazione ferroviaria di Treviso, agli inizi degli anni Settanta, che m’ imbattei per la prima volta con il maestro Salvino Marsura. Avevo toccato terra veneta per ragioni professionali, ma con il proposito di starci due o tre anni al massimo. Non potei allora intuire che la vista delle realizzazioni di Marsura, esposte in vetrinetta nell’atrio della stazione, racchiudeva la tropologia, o meglio il presagio che il Veneto sarebbe divenuto la mia patria adottiva; e non potevo allora immaginare che l’autore di quelle sculture in ferro si sarebbe rivelato uno dei miei più cari amici, compagni d’arte e cultura. L’abbrivo decisivo all’incontro reale, dal vivo, mi fu dato da un mio conoscente addirittura delle Puglie, che risalì negli anni Ottanta la penisola intenzionato,tra l’altro, ad acquisire un’opera di Marsura.
Seppi così che l’opìfice trevisano era già rinomato in altre regioni. Nell’atelier, appena fuori Treviso, sulla Pontebbana, ebbe inizio la mia devozione per questo esteta, unico sia nelle elaborazioni sia nell’essere uomo, dotato di proprietà accattivante, giusto come i suoi lavori partoriti a seguito di gestazione fuori del comune, in armonia con l’essere uomo e artista, entrambi in una straordinaria reciprocità, la constatazione dell’omologismo che è in lui.
Se è credibile che i luoghi comuni brucino il cervello, il talento del Nostro ne è la terapia.
Un’arte di pulsione libera che il facitore Marsura intona alla perfezione con le ancora sue proposte d’arredamento.
La ventura della vita ha voluto che entrambi, in assoluta autonomia, lasciassimo le vecchie residenze per scegliere un diverso luogo ove dare briglia al nostro rispettivo espressionismo, egli col metallo ed io con la carta, e ci ritrovammo nell’identica contrada, per suggestionarci a vicenda.
Marsura vive e opera a Vallio di Roncade (Tv), dove ha aperto in permanenza una doviziosa personale, ai confini con Meolo (Ve) nella cui zona industriale, vieppiù, ha impiantato una succursale.
L’ispirazione per questa pagina mi è stata infusa da Fabio Ceschin, impresario illuminato, che nella suo nota azienda sui colli trevigiani, a San Pietro di Feletto, aveva incastonato una temporanea galleria di egregie firme, traino di una moltitudine di visitatori, incalzati dalla natura primaverile.
Il benvenuto era dato da un aristocratico cigno, tipica opera marsuriana partecipe di una collezione di gigantismo ideata per risanare i grandi spazi, per rappresentarne la funzione esclusivamente a beneficio dell’uomo, del proprio habitat.
Il logo, questo, collocato all’ingresso, proemio di una intelligente disseminazione posta all’interno e che incantava: ora un minimalismo antropomorfo o di fede cristiana, ora una sorta di barocco che non può temere d’eguale, ora la nobiltà della cromia che pare vada di là delle tonalità iridate.
In epifonema, concludo nel sostenere che gli esiti in ferro di Salvino Marsura, riconoscibili nella mappa artistica per il loro pregevole apporto di Minimal e Land Art, valorizzano sia gli spazi interni sia le grandi aree, suscitando nel fruitore l’emozione dell’irrinunciabile dialogo con l’Arte, quella vera.
Il presidente “La copertina “Meolo FG

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