MEOLO. STORIA, SUPERSTIZIONI E ANTICHE TRADIZIONI DELLA FIERA DI SAN GIOVANNI BATTISTA

By at 10 luglio, 2011, 10:28 am

La Sagra di San Giovanni Battista, già Fiera, è il prosieguo cristiano di un’antica cerimonia pagana.
Dell’originario rituale che si svolgeva la notte del solstizio, astronomicamente la più corta dell’anno, sarebbe rimasta sino al XX secolo la tradizione dell’Albero della cuccagna.
Il bisogno primario delle famiglie era il vitto e, infatti, un particolare albero, che pare si richiamasse a un ancestrale albero di maggio, era assunto a emblema di copiosità dei campi, all’ombra del quale si svolgevano i riti propiziatori, praticamente in tutta Europa, paesi del Mediterraneo inclusi. Quel sacro tronco che nei secoli a venire si sarebbe ridotto a palo della cuccagna adottato nelle sagre parrocchiali, dalle invitanti cibarie penzolanti quali biscotti, frutti e insaccati; talvolta vi era aggiunta una busta di danaro offerta dai “paroni” o dalle offerte dei fedeli. Un gioco di atletica agilità per guadagnarsi i premi in natura arrancando su per la pertica cosparsa di grasso; una allegoria di popolo a significare la propria destrezza per guadagnarsi il pane quotidiano. La cristianità, poi, lo aveva assunto a simbolismo dell’anima che raggiunge il Paradiso.
Di genesi ancora pagana era l’uso di esporre nell’orto, la notte di San Giovanni, questa considerata dal volgo la più corta  dell’anno, un recipiente contenente albume d’uovo. Al mattino, attraverso le forme assunte, le donne pronosticavano l’immediato destino della famiglia, finanche in termini di possibilità economiche.
Un inciso per rammentare che nelle credenze demotiche la notte di San Giovanni è assimilata al solstizio d’estate mentre la notte di Santa Lucia a quello d’inverno e, in un riscontro rituale ancora in auge, anche qui fervono i preparativi a riunirsi sotto uno specifico albero, quello di Natale.
In estensione laica postmedievale, invece, era sopravvissuta negli scapoli la tradizione di scegliere a San Giovanni tre gambi del mais, verosimilmente del bonorivo, la varietà ancora fragile nei campi da mietere all’inizio dell’autunno assieme al cinquantìn, il precoce, la cui semina avviene invece dopo la raccolta del frumento. A ognuno di essi assegnavano un nome
femminile, scelto tra le possibili future mogli in gioco. Il nome imposto alla pianta che, rispetto alle altre due, si presentava meglio cresciuta al tempo della mietitura, corrispondeva alla nubile da sposare. Altra versione afferma che la cernita avveniva già al tempo della semina o dei primi germogli e che a San Giovanni si indicava la piantina più alta. Si dice però che un contadino scaltro sapeva già in anticipo quale pianta si sarebbe allungata oltre le altre due, in virtù delle zolle favorevoli.
Occorre riflettere sull’importanza salvavita del mais che, approdato dall’America, aveva risolto tanta parte delle difficoltà alimentari nella popolazione, pertanto era assunto a chiave di sorte per l’uomo che intendeva costruire una famiglia.
Una tradizione meramente cristiana contava piuttosto di staccare un fiore dallo stelo e trapiantarlo; non si sarebbe appassito, così come la fede e il reciproco amore dei coniugi.
Consuetudine agreste voleva che a San Giovanni si facesse il nocino, appunto con le noci ancora verdi e complete di mallo, un liquore che persiste in odore di sacralità. Oggi, dei tramandamenti, del folclore di popolo insomma, non è rimasto più nulla, soverchiati da stand gastronomici, balere e luna park, quest’ultimo un termine esotico globalizzato che ha soppiantato la giostra.
Nel ricordo dei più anziani è ancora viva l’immagine della giostra per bambini montata a ridosso del municipio; carosello di cavallucci e carrozzelle che giravano e giravano intorno a un’asse in virtù del traino di un equino in car ne ed ossa… alla chiusura della sagra occorreva ripristinare il fondo della piazza scavato dal persistente prillìo della stracca bestia.
Come era strutturata la Fiera.
Innanzitutto, immancabili scartossi de bagigi, bogoi e stracaganasse a un passo dalla frasca dove erano serviti vino, birra, aranciate e gassose tra i fumi della brustoeàda de poènta, costiòe e luganeghe. Grazie ai privati collezionisti, appassionati custodi del suddetto folclore, scartabellando tra vecchie carte si sa che nel XIX secolo, con esattezza il 1870, l’alba del nuovo stato unitario d’Italia, al Comune di Meolo, Distretto di San Donà, Provincia di Venezia, la Giunta Municipale avvisa che nei giorni 23, 24 e 25 ricorr e presso questo Centro Comunale la solita annuale Fiera detta di San Giovanni per animali, bovini, cavalli, merci granaglie ed altr o con franchigia da ogni tassa di posteggio.
Sarà impegno della Giunta pr ocurar e ogni desiderabile comodità ai concorrenti. Il sindaco A. Bianchini.
1939. Il quarto decennio del XX secolo è agli sgoccioli. Il soffitto a volta della chiesa arcipretale di San Giovanni è tor nato ad ostentare gli affreschi settecenteschi di Giandomenico Tiepolo; sinistrati da una bomba della Grande Guerra, già dal ‘21 sono tornati al loro splendore, restaurati e ricollocati.
Il Dopolavoro Comunale di Meolo, in lettura moderna una sorta di comitato festeggiamenti o di proloco, istituisce Grandi Festeggiamenti per la tradizionale Fiera di San Giovanni giugno XVII 23 – 24 – 25 – 26. [ Nelle date, apporre dopo il mese l'anno dell'era fascista espresso in numeri romani, a contare dal ’23, era un obbligo dal 29 ottobre 1927 ] Venerdì 23 Grande Fiera per Mer ci e Bestiame, esenzione da qualsiasi tassa, servizio veterinario gratuito.
Sabato 24 Cuccagna Triangolare e Verticale con ricchi premi in natura e in denaro.
Domenica 25 Gare di Nuoto [ L’alveo del Meolo attraversava il centro e il Ponte dei carri faceva da tribuna alle gare acquatiche] Lunedì 26 Corsa di Somarelli Grande Ballo Pubblico con scelta orchestra. Tutti i giorni sullo schermo il grandioso film d’aviazione “Luciano Serra pilota 1” Al fantastico Parco Notturno concerti del Corpo Bandistico del Dopolavoro con scelto pr ogramma.
Circo equestre, Giostr e, Altalene, Autopista Stazione ferr oviaria – Servizio corriera – Posteggio 1 – “Luciano Serra pilota” è un film del 1938 diretto da Goffredo Alessandrini.
La trama è nei canoni rapsodici dei tempi, dove il protagonista, interpretato da Amedeo Nazzari, pur col proprio sacrificio, intraprende con successo una impossibile missione aerea per liberare suo figlio, anch’egli pilota, prigioniero in Africa. Il film, co-sceneggiatore Roberto Rossellini, con la supervisione di Vittorio Mussolini non poté mancare di aggiudicarsi la Coppa Mussolini per il miglior film italiano alla Mostra del Cinema di Venezia.
F. G.

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