ROMANZIOL E LA SUA STORIA

By at 10 luglio, 2011, 10:42 am

Romanziol, oggi parte del Comune di Noventa di Piave, è una località di cui origini e denominazione sono quanto mai incerte.
Di sicuro si sa che deve essere molto antica, visto che il primo documento in cui viene citata è una pergamena del 1197 conservata nell’archivio della Biblioteca Capitolare della Diocesi di Treviso, nella quale i Canonici stabiliscono di permutare case di loro proprietà con “due mansi in Romarçollo”.
Nello stesso archivio il toponimo è più volte presente in successivi documenti del XIV secolo nei quali talora viene indicata come “castellum”. Ciò attesta l’esistenza di una struttura fortificata comprendente l’antico borgo, certamente opera della famiglia che aveva in feudo il territorio e da questo traeva anche il nome: i Da Romançollo.
Di questi, purtroppo, non si sono tramandate molte notizie, tranne qualche breve cenno in documenti sulla storia di Treviso e, comunque, sempre in elenco con altre famiglie feudali. Dei Da Mula, invece, l’altra famiglia che ha influenzato in modo determinante le vicende della località, sappiamo che erano veneziani, tra le stirpi più antiche, giunte in laguna assieme ai fondatori della città e da sempre presenti nel Maggior Consiglio.
Questi furono tra i primi a Venezia ad interessarsi, sin dal XIV secolo, alle terre poste sulle rive del basso corso del Piave, acquisendo terreni per la lavorazione agricola, ma anche insediando altre attività economiche come mulini e fornaci, e costruendo in diverse località, oggi parte dei Comuni limitrofi, case e ville padronali. E’ il caso, per esempio, di villa Ancillotto, tra Noventa e San Donà, che in origine era una dimora dei Da Mula.
La più importante di queste ville, però, per grandezza e ricchezza era sicuramente quella che Andrea Da Mula si fece costruire a Romanziol nel 1568. Nell’e stim o de l 1575 è se mplicemente descritta come “casa con cortivo”, ma in realtà era una villa sontuosa progettata dal Sansovino, affrescata da Paolo Veronese e dai suoi aiuti e che,nella cappella privata, poteva vantare una pala del Tiziano.
Del suo complesso faceva parte anche la storica osteria con bottega, per oltre un secolo gestita dai Soligoni e che oggi, mantenendo il suo carattere tipico, con l’insegna “La Bersagliera” è condotta dalla famiglia Rorato.
La villa, passata nel frattempo alla famiglia Guarnieri, è andata purtroppo irrimediabilmente distrutta nel 1917 sotto le granate della Grande Guerra. Di essa si sono salvati solo tre affreschi che si trovano attualmente nei Musei Civici di Treviso e la statua di S. Antonio da Padova, opera di Giovanni Maria Mosca uno scultore del cinquecento,ora collocata nella chiesa della località.
Estinti i Da Mula e distrutta la villa con le sue opere d’arte, sarebbe scomparso anche il ricordo dei “memorabili” festeggiamenti che essi tributavano al Santo da Padova quando arrivavano da Venezia per la villeggiatura d’estate, se la volonterosa opera degli abitanti della località, organizzati nell’associazione “Pro Romanziol”, non ne avesse negli ultimi anni recuperato la tradizione. Per concludere questi brevi cenni dedicati alla storia di Romanziol non si può non parlare del capitello di Santa Febronia, la cui origine è tanto remota nel tempo quanto inusuale è il culto della santa a cui è intitolato.
Secondo il Martirologio Romano, Febronia vergine e martire, era una monaca che viveva nel monastero di Nisibi (l’odierna Nusaybin, al confine tra la Turchia e la Siria) e lì nel 304, durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano , subì uno dei più cruenti martiri che si conoscano. Per la Chiesa la sua “Passio” è molto leggendaria e la sua venerazione potrebbe essere un caso di sovrapposizione di devozione cristiana a preesistenti culti pagani.
Secondo alcuni studiosi il suo culto deriverebbe dalla dea Febris, i cui festeggiamenti nell’antica Roma, detti della purificazione, avevano il loro fulcro in Febbraio (da februare: purificare), da cui deriva anche il nome del mese.
Questo legame potrebbe essere dimostrato inoltre dal fatto che in origine, prima di essere sostituito con il 25 giugno, il gior no a lei dedicato era il 14 febbraio, ora festa di S. Valentino.
Questo capitello, posto in prossimità della biforcazione formata dalle strade che conducono a Ponte di Piave e Salgareda, pur nella modesta semplicità della sua architettura, è oggi sicuramente una de lle tes timo nianze più importanti , e per fortuna ancora visibili, dell’antichità del luogo.
Paolo Fogagnolo

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