IL BERSAGLIERE

By at 1 dicembre, 2011, 12:44 pm

Il Piave che scende tranquillo dal monte Peralba, non è un fiume lento e silenzioso come si crede. Se nel diciotto, a conclusione della grande guerra, lo si sentì mormorare fino a Vienna, nel sessantasei straripò borbottando minaccioso e inondando buona parte delle fertili terre circostanti.
I danni alle abitazioni e all’agricoltura furono immensi, tanto da costringere il primo cittadino di Musile, e come lui altri sindaci, a dichiarare lo stato di calamità e a chiedere aiuti tempestivi al governo centrale che, sensibile alla richiesta ma flemmatico per costituzione, inviò il suo contributo solo l’anno successivo.
Il grande bersagliere, l’omone di bronzo collocato minaccioso sulla riva destra del fiume, non era riuscito a dominare l’enorme massa d’acqua torbida e veloce, costringendola dentro il suo alveo naturale fino al raggiungimento del mare.
Passato l’incubo di quei giorni, incominciò a diventare sempre più verderame; la gente, cui non sfugge nulla degli altri, nemmeno delle statue, diceva che lo era di vergogna e di rabbia.
Posto la primavera dell’anno prima sopra un fortino come basamento, era stato fuso in bronzo a cera persa con l’utilizzo di alcuni cannoni e a seguito di una raccolta di fondi che andava avanti tra la popolazione già da alcuni anni.
I promotori della pregevole iniziativa avevano voluto che fosse la clonazione di quello ormai famoso che si trova a Roma, nei pressi di porta Pia, collocato lì a ricordo della storica breccia che pose fine al potere temporale dei papi, umiliazione prontamente riscattata da Pio IX con la proclamazione della propria infallibilità spirituale. L’imballaggio pesantissimo e dalle dimensioni di un monovano, giunto dalla fonderia su di un autotreno, venne fatto scaricare sul posto non senza qualche difficoltà, anche per la pregevolezza del contenuto. Una volta liberato dalla gabbia che lo nascondeva allo sguardo curioso dei presenti, il gigantesco bersagliere si mostrò perfettamente in piedi e proteso in avanti nel gesto dinamico della corsa; fornito di cappello dalle lunghe piume e recante in una mano il fucile e nell’altra la fatidica tromba, piacque subito a tutti i presenti. Alcune donne lo definirono persino il ritratto dell’uomo ideale, bello e possente.
Alla sua inaugurazione venne dalla Capitale il ministro della difesa, un individuo piccolo e ricurvo che, tagliato il nastro sottolineò, nel suo breve intervento dai contenuti scontati, la validità dell’opera bronzea e il suo significato di alto patriottismo. Dal canto suo il sindaco, buon amministratore e politico dai risvolti ironici, porgendogli il benvenuto fu tentato di esordire dissertando sulla gibbosità in genere come foriera di fortuna. Ma si trattenne; e fece bene, perché ciò che successe l’anno dopo l’avrebbe sbugiardato in pieno.
Oggi è per tutti il Bersagliere, amato e familiare.
Sempre rivolto verso il fiume sacro e in atteggiamento di scattare da un momento all’altro, passandogli spesso e di fretta accanto, ti viene da chiederti cosa gli possa frullare per la testa: se l’intento di voler controllare il flusso imprevedibile delle acque o quello a volte impazzito del traffico, se la voglia matta di attraversare il ponte e andarsene in quel di San Donà, oppure il desiderio di restarsene immobile, in preda al rimpianto d’interminabili ricordi.
Un fatto è certo e sorprendente, ormai di dominio pubblico, testimoniato da parecchie persone, specie da quelli che dormono poco o hanno il sonno leggero: nel silenzio profondo delle notti, quando anche le macchine si fermano e spengono i motori, ad un’ora precisa, giunge regolare dal monumento un lungo e malinconico squillo di tromba.
Antonio Boatto

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