IL IV NOVEMBRE A MEOLO ALL’OMBRA DEI MONUMENTI AI CADUTI

By at 1 dicembre, 2011, 2:35 pm

Siamo all’ombra del Monumento ai Caduti, qui sono cesellati a perenne memoria i nomi dei nostri concittadini, e tra questi i mitici ragazzi del ’99, che immolarono non ancora ventenni le loro vite perché noi abitassimo una patria grande e finalmente unificata, dal Trentino alla Sicilia.
Semplici cittadini chiamati al fuoco delle armi per il prestigio del popolo al quale appartenevano, per la libertà e la giustizia, per la salvaguardia della propria cultura, delle proprie tradizioni e di un incessante progresso, nel rispetto del prossimo, degli altri. Un’immane sciagura che ha visto nostri nonni o bisnonni vittime per consegnarci dunque una casa comune migliore, ieri l’Italia e oggi l’Europa.
Questo monumento commemorativo di Meolo e quello di Losson meritano, come pochi altri in Italia, molta più cura e attenzione, sia dai cittadini sia dalle istituzioni – i nomi dei Caduti nella Grande Guerra appaiono sbiaditi – poiché La Battaglia del solstizio, la celebrata battaglia combattuta nel giugno 1918 dal Regio Esercito Italiano contro l’Imperiale Esercito Austriaco, nota anche come la Seconda Battaglia del Piave, è l’episodio bellico che giusto nel territorio di Meolo aveva
avuto il punto focale.
L’offensiva sferrata dagli austriaci, che nei loro piani sarebbe stata quella decisiva per la vittoria, si arrestò invece di fronte alla resistenza italiana.
La poetica indicazione di Battaglia del solstizio fu suggerita da Gabriele D’Annunzio, il quale avrebbe sorvolato Vienna il successivo 9 agosto con una squadriglia di velivoli Ansaldo, lanciando una pioggia di volantini magnificanti la vittoria italiana e la nascente Arma azzurra.
Il trionfo italiano si realizzò cinque mesi dopo a Vittorio Veneto il 4 Novembre.
Come si potrebbe dissiparne la memoria se, di norma, abitanti di Meolo, transitiamo fuori della villa Folco Dreina, sede nel ’17 del Comando Supremo Italiano e dove c’era stato il passaggio di consegne tra i generali Cadorna e Diaz, e se la frazione di Losson oggi Della Battaglia, di qua del Piave, era stata partecipe, appunto, di quello scontro sopra trascritto, di quella carneficina del Solstizio, con tremila morti e ventimila feriti. Un prezzo che aveva visto un genocidio di giovani giunti da ogni dove del suolo italiano, con i meridionali in avanguardia per una barricata di carne.
Non è demagogia, ecco cosa scrive il prof Oliviero Pillon di Meolo, già pr esidente della Provincia di Venezia \…\ ma lo scontro fu tutto affrontato dai valorosi sardi della Brigata Sassari \…\ dai battaglioni dei bersaglieri ciclisti, dagli Arditi e dalle brigate di fanteria, generalmente composte da soldati meridionali \…\ Approdarono finanche dagli Stati Uniti volontari della Croce Rossa, come il giovane studente Edward McKey, che riposa a Fagarè, giunti in una terra che non conoscevano, e che mai forse avrebbero visitato, ma che avrebbero difeso sino alla morte, e ci rimasero per sempre.
Questo giovane sottotenente era grande amico dello scrittore Ernest Hemingway, volontario anche lui della Croce Rossa, il quale, colpito durante una missione di recupero dei feriti, dovette rifugiarsi in una casa proprio qui a Meolo, nella villa della famiglia Naratovìch, famosi stampatori in quegli anni.
Giammai questi figli dovranno sentirsi sepolti lontano di casa perché anche questa terra è la loro, l’hanno più che meritato.
Come meritano il dolore di ogni italiano, indistintamente, qualsivoglia combattente caduto nella Seconda Guerra Mondiale schierato sia in una parte sia nell’altra, infine tutte le vittime della pace nelle caserme italiane, i caduti nelle missioni all’estero vedi gli aviatori a Kindu, i carabinieri a Nassiriya e i quattro alpini dell’attentato di Farah, ancora in larga maggioranza meridionali.

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