Pagine in pietra

By at 28 marzo, 2014, 10:10 am

Giovanni Lenti
ceramista d’arte

Ca’ Cappello Salone degli Affreschi (Municipio)
Comune di Meolo Venezia 21 settembre 2013

Nato a Grottaglie (TA) nel 1949. Vive e lavora a Treviso dove ha insegnato Discipline Pittoriche presso il Liceo Artistico. Diplomato all’Istituto St. d’Arte per la Ceramica di Grottaglie (TA) e all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Si occupa di progettazione e produzione di ceramiche artistiche e d’arredo. Numerosi e qualificati premi gli sono stati assegnati e le sue opere sono esposte in permanenza, tra le altre nella penisola,  presso le gallerie Forme d’Arte a Venezia. Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali.
Raccontare della ceramica di Giovanni Lenti può significare racchiuderne l’espressionismo artistico fermentato in una comunità, Grottaglie, dove l’arte plastica con creta rappresenta un’importante forza lavoro con forte contributo all’economia.
Oggi, Grottaglie è tra le capitali italiane della ceramica, di richiamo europeo.
L’antico e suggestivo quartiere della ceramica – e solo per questo meriterebbe almeno una visita – detto appropriatamente “dei figuli” (“dei vasai” – dal lat FINGERE plasmare) sovrastato dal castello Episcopio, è, infatti, un fervore di oltre cinquanta botteghe, di là degli studi d’arte, rassegne annuali, le mostre delle produzioni inclusi i presepi.
Giovanni Lenti, sarebbe stato dunque un predestinato all’arte ceramica fin dalla nascita, fatta salva l’insita predisposizione.
Non è però così schematico; occorre pertanto un proemio storico e insisterò sulle stele, queste suggestive sue elaborazioni artistiche.
All’alba della storia italiana, gli unici popoli emergenti, via via che si risaliva la penisola, erano i Dauni (Gargano e il Sud), gli Umbri (Conero e Centro), gli Etruschi (Centro-nord); tant’è vero che a quei tempi era familiare la rotta osmotica a mo’ di triangolo che aveva come base Gargano-Conero-Adria e vertice un approdo slavo.
Poi emerse quel popolo alieno stanziatosi di qua delle Alpi, detto appunto cisalpino, che era quello dei Celti, differenziati dai loro simili transalpini (attuale Francia), un popolo originario dalla regione compresa tra l’alto Reno e le sorgenti del Danubio (di fatto, in lingua celtica Reno sta per “mare” e Danubio “che scorre veloce”).
I Dauni erano riusciti a imporre la propria identità – da non equivocare con egemonia – con l’esportazione delle loro ceramiche in una vasta area italica, che gli storiografi indicano con la “Grande Daunia”.
Un territorio dove le restituzioni non riguardano solo il puro vasellame. Tracce monolitiche, ovvero lastre cosiddette “Stele daunie”, manufatti artistici di unica fattezza sono stati ritrovati dal centro-nord dell’Italia sino al sud della Puglia, a Mesagne e Cavallino.
Il termine Lastra appartiene invariato al tema mediterraneo LASTRA che vuol dire pietra.
La singolarità delle lastre di Giovanni Lenti è da ricercare innanzi tutto nella cromia, dove l’osservatore deve porre attenzione alla gradazione del rosso bolo (terra).
Un pittura antica, quindi, che richiama la storia unificatrice della nostra penisola.
Altro fattore di originalità è la crittografia in esse formulate dalla mano dell’artista; non tentate di interpretarle nella maniera convenzionale poiché è un codice a se stante simile al grammelot ideato da Dario Fo; ognuno dei fruitori può ricavarne un messaggio.

L’interesse suscitato tra le cattedre mondiali dalla prima esposizione in assoluto delle “Stele daunie” fuori del museo nazionale di Manfredonia, svoltasi nel marzo 2011 a Montecitorio, ne comprova l’enorme valore per la storia dell’umanità, insieme alla riscoperta del Gargano, il “promontorio del sole”, lo scrigno storico dell’Europa.
Non è un caso, quindi, o una trovata pubblicitaria che detta esposizione romana a Montecitorio è stata denominata Pagine di pietra. Titolo che è risuonata nell’iniziativa RetEventi promossa a Meolo.
Pagine di pietra lo sono per davvero, senza retorica, poiché su di ognuna sono incise, artisticamente simboleggiate, le gesta, la fisiognomica, la biografia del rispettivo personaggio al quale è dedicata; particolare tecnico è che in calce (a piè pagina) sono del tutto nude e questo comprova la loro messa in dimora (infissione) nel terreno a mo’ di lapide.
Tutto questo italico fervore artigianale accadeva antecedente all’VIII secolo aC quando ebbe  inizio nella penisola quel grande travaso di uomini e idee passato alla storia con la denominazione di Magna Grecia; da allora, la ceramica dell’estremo sud, la messapica, influenzata dagli ellenici, si contrappone a quella originaria dauna.


Stele daunie (opere di Giovanni Lenti)

Pagine di pietra sono in ogni caso tutte le creazioni in ceramica di Giovanni Lenti.
Per meglio studiare, comprendere e qualificare la perizia artistica di questo artista, dunque, occorre non solo guardare al suo paese d’origine, Grottaglie, dove sono stati adottati, da epoche immediatamente successive al Medioevo, lavori identificabili come ceramica capasonara (dal nome di “capaci” recipienti volgarmente chiamati Capasoni) di utilità quotidiana e conservativa dei cibi e bevande e ceramica faenzara questa raffinata, decorativa, tendenzialmente barocca e che arriva a comprendere pezzi unici di altissimo valore, per i quali grandi maestri ceramisti decoratori si sono avvicendati nei secoli.
Da citare lo stile La Pesa, dal nome del famoso ceramista che nel Settecento, avendo operato a Capodimonte, condusse la produzione locale a risentire d’influsso partenopeo.
Non solo al suo paese d’origine, dicevo, per comporre una perfetta esegesi culturale relativa a Giovanni Lenti ma occorre quindi rivolgere l’attenzione in un territorio ben più vasto, insomma alla mitica “Grande Daunia”
Questa è dunque la culla magistra in cui Giovanni Lenti è cresciuto frequentando fin da ragazzo le botteghe artigiane, oggi artefice di raffinate opere ceramiche su “lastre”, creazioni esposte in permanenza nella galleria Forme d’Arte a Venezia.
Il suo apporto artistico, inoltre, è stato essenziale al rilancio del rinomato Cottoveneto.
Nell’arte ceramica, la tecnica della “lastra” è ideale per creare oggetti di forme sia regolari sia irregolari, sfruttando la qualità di un “foglio” di argilla. È la tecnica più adatta alla modellazione di forme già  definite e a inventive vascolari. Giovanni Lenti utilizza questa tecnica con padronanza e riesce a creare con spontaneità oggetti di imprevedibile qualità.
Il proprio espressionismo lo porta a sperimentare una moderna concettualità rispetto a quella tradizionale, che giammai però rinnega, pertanto è chiamato a progettare e produrre ceramiche d’arredo.
Per concettualità intendo che in ogni procedimento artistico elaborato, Giovanni Lenti omologa un precipuo atto mentale, vale a dire in piena autonomia espressionistica.
Ed ecco le sue creazioni: lastre o stele quali pagine sparse di antichi tomi amanuensi, doviziosi di segni poliglotti, arcani simboli, meandri, di tracce iconografiche che taluni identificano nella geometria di Dio.
L’autore però non ha inteso sottintendere alcun significato, nessuna tropologia, valorizzando esclusivamente l’estetica e riuscendovi perfettamente, palesando pertanto un genuino espressionismo artistico.
Impronte, dunque, rappresentati con espressione d’armonia che seguono  ritmo, eleganza e cromia.
Per quest’ultima, da notare ancora il colore del cosiddetto terzo fuoco, ossia l’oro (a 12 carati) ottenuto tecnicamente con una terza cottura di gradi inferiori alle due precedenti; una tecnica di matrice orientale che richiama il nostro essere figli della cultura indoeuropea, che tanto spesso dimentichiamo.
Pagine biografiche di protagonisti maschili e femminili, dai nobili ai guerrieri e ai personaggi, a indicare tra l’altro un’autentica parità tra i sessi, andata poi smarrita, con rappresentazioni zoomorfe, antropomorfe, floreali, geometriche e di scrittura.
Ceramica come “pagina di pietra” che racconta gesta di personaggi ed eroi oggi smarrita con la “ceramica muta” pur ricca di colori e grafica che identifica la perizia tecnica dell’autore o una evoluzione della stessa tecnica.
Pagine dove le decorazioni riassumono l’antica semantica di sigillo… e mi fermo qui, concludendo che nella mappa delle ceramiche d’eredità tutta italica mancava un particolare rinnovamento stilistico e verosimilmente l’attesa pare soddisfatta grazie anche al Nostro.

Ferruccio Gemmellaro

 

 

Pro Loco Meolo programma 2014

6 aprile Festa dei Fiori
13 – 30 giugno Sagra paesana di S. Giovanni Battista
agosto – settembre Teatro in piazza

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