Resti di un lungo cammino attraverso la storia

By at 30 marzo, 2014, 9:43 am

ALLE ORIGINI DI UN ANTICO PERCORSO: IN VIAGGIO ATTRAVERSO LA TERRA DEI VENETI

La strada attualmente denominata via Emilia che a Millepertiche procede in maniera un pò rilevata rispetto al piano campagna circostante correndo lungo il fosso Gorgazzo, partendo dalla località di Bellesine e puntando in direzione dell’attuale centro di Musile, dopo aver superato con un sottopasso la SR 89 Treviso-mare, mettendo in comunicazione alcune località minori del territorio comunale, ricalca ( in questo tratto ancora percorribile) l’antico percorso di una delle arterie più importanti della rete viaria romana: la via Annia che, snodandosi lungo il margine costiero della bassa pianura veneto-friulana, metteva in comunicazione i centri più importanti della frangia costiera nel percorso Aquileia, Iulia Concordia, Altino, volgendo poi il suo percorso in direzione sud. Ma la sua storia sembra aver inizio ben prima che ne fossero posati i primi materiali seguendo piste, ponti e guadi già collaudati dal cammino degli uomini da tempo immemorabile. Gli scarsi dati a disposizione non consentono di fissare con certezza una cronologia assoluta delle origini, però risultano sempre più interessanti alcuni aspetti culturali che rimandano a contatti intercorsi tra l’area veneta orientale e quella carpatico-danubiana (Slovacchia, Ungheria orientale ) in un momento avanzato dell’età del Bronzo medio-inizio Bronzo recente (XIV-XIII sec. a. C.). Infatti la cultura espressa in questa fase dai rinvenimenti nel comparto territoriale contraddistinto dalla media e alta pianura, strettamente in relazione con il sistema fluviale Sile-Piave, mostra legami con l’area europea centro-orientale, riscontrabili nella tipologia del materiale ceramico e nella sfera metallurgica con l’apparizione di puntuali analogie tra le spade tipo Sauerbrunn-Boiu, ed un quadro di rinvenimenti fortemente associato alla deposizione rituale di armi nel letto dei fiumi citati quali offerte votive. Oltre alle testimonianze di bronzi riferibili agli ultimi aspetti della cultura terrammaricola riaffiorati lungo il Sile a sud di Treviso (armi e strumenti databili all’età del Bronzo medio – XV sec. a. C. circa), sono stati interessati  dai rinvenimenti anche i siti di Zenson ( materiale fittile) e, nella riva opposta, il territorio di Salgareda con spade a lingua da presa o semplici nel punto in cui confluisce la traccia di una divagazione fluviale che scende da Oderzo. Il rinvenimento di tali manufatti nell’alveo del Danubio, dei suoi affluenti e, in genere, nei fiumi dell’Italia nord-orientale rende sempre più plausibile l’ipotesi che tali collegamenti esprimano l’esistenza di un polo metallurgico in grado di intrattenere rapporti tra gli areali dell’Europa centro-orientale con quelli padani, probabilmente interessando il margine pericostiero dell’alto Adriatico deputato allo scambio con il mondo egeo. Una sorta di via orientale, quindi, in grado di calamitare il commercio a lunga distanza delle materie più ricercate, quali il rame, il bronzo, l’ambra. Un ruolo determinante in questo contesto  lo svolse quasi sicuramente il forte influsso che l’area palaffiticola-terramaricola esercitò verso il versante Alpino orientale e il bacino carpatico come appunto dimostra il caso delle spade tipo Sauerbrunn e Boiu. Infatti il maggior numero di esemplari proviene dal Veneto e dal vicino Friuli, ed inoltre in queste regioni le spade tipo Boiu sono state scoperte tanto in tombe (18 esemplari) quanto nel letto dei fiumi (10 esemplari), mentre in Ungheria, Austria, Slovacchia e Romania a fronte di 14 deposizioni nei fiumi si conoscono solo 2 o 3 casi di tombe. È probabile, quindi, che l’origine delle numerose spade tipo Boiu rinvenute nel Danubio sia da ricercare, se non proprio nelle officine dell’Italia nord-orientale, in modelli diffusi da questa regione. In questo quadro assume particolare significato per il nostro territorio quanto emerso dalle indagini archeologiche, le ultime in ordine di tempo, in due siti posti lungo il tracciato su cui si svilupperà la via Annia: Cà Tron e Millepertiche. Analisi radiometriche al C14 effettuate sui resti di un ponte ligneo rinvenuto lungo il Paleoalveo della Canna a Cà Tron, nel punto di convergenza con il tracciato stradale più antico, farebbero risalire l’infrastruttura all’età del Bronzo recente o finale (XIII-X sec. a.C.), mentre i resti di un’insediamento preistorico, probabilmente del periodo Eneolitico, sono stati indagati con uno scavo estensivo di circa 700 metri quadrati nella campagna di Millepertiche ( nei pressi di località Bellesine) a seguito dei lavori di prolungamento della SR 89. Si tratta di buche di palificazione per capanne e fosse dove venivano gettati rifiuti e materiali di scarto di un diametro variabile tra un metro e mezzo e tre metri. in una di queste fosse sono stati rinvenuti pezzi carboniosi, probabilmente resti di focolari, in un’altra frammenti di ceramiche e selce. In una terza fossa sono stati ritrovate ossa di animali, comprese diverse mandibole (forse cinghiale o maiale) e un vasetto intero che farebbe pensare ad una qualche primitiva forma di ritualità. Nelle vicinanze sono stati recuperati anche reperti della sucessiva età del Bronzo che indurebbero ad ipotizzare una continuità abitativa. Le scoperte si rivelano di particolare interesse poichè documentano la presenza di insediamenti stabiliti nei punti morfologicamente più alti in prossimità della gronda lagunare e a ridosso di un percorso terrestre paralitoraneo di antichissime origini. Pur trattandosi di labili indizi questi ritrovamenti potrebbero comunque legittimare un coinvolgimento dell’area perilagunare e costiera in una rete di traffici di ampio respiro che, oltre a favorire un’occupazione più capillare del territorio, erano in grado di orientare le relazioni culturali già alle soglie dell’età dei metalli nel senso suggerito dalle testimonianze raccolte e dal loro contesto di rinvenimento, ovvero lungo o all’incrocio delle direttrici terrestri con quelle fluvio-lagunari. E proprio alla laguna, e a un percorso endolagunare attivo nell’età del Bronzo medio-recente, rimandano, secondo le ipotesi più attendibili, alcune testimonianze che confermano l’apertura dei rapporti, non solo occasionali, con il mondo egeo-levantino attraverso una delle più antiche direttrici plavensi endolagunari attivatasi nel II millennio avanti Cristo, e successivamente estintasi, identificabile nella ben visibile traccia del paleoalveo caratterizzato da un corpo sabbioso largo più di cento metri ( i cui sedimenti sono stati datati 1540-1390 a.C. 3200+-50 anni Before Present) che, distaccatosi dal dosso lungo l’attuale corso della Piave vecchia all’altezza di Caposile poneva in connessione le sue acque con l’apparato del Canale lagunare Cenesa-S. Felice. Questo elemento idrografico fossile risulta in stretta relazione con il percorso del Piave a monte di Caposile, e probabilmente anche con il ritrovamento delle spade e dei bronzi di Salgareda.

Giuliano Rosin

 

Stralcio dalla carta delle unità geologiche della Provincia di Venezia: si evidenzia in questo comparto la traccia fluviale estinta che, solcando a meandro le campagne coltivate di Caposile e Millepertiche, defluiva in laguna in prossimità del nodo idraulico che fa capo al sistema idrografico Lanzoni-Cenesa-S. Felice.

Prospetto ottenuto tramite carotaggi sul paleoalveo privo di rilievo morfologico. I sedimenti sono datati al 1540-1390.a.C.

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