Millepertiche – Il nuovo volto del passato

By at 11 dicembre, 2014, 5:06 pm

Il paese di Millepertiche nasce in un’area interposta tra le propaggini dei comparti deltizi del complesso sistema fluviale Sile-Piave e al limite della frangia lagunare dove, da tempo immemorabile, un’intricata rete naturale di vie navigabili collegava la terraferma con l’ambiente umido e il litorale costiero. Un’ideale punto d’incontro, fin dall’epoca protostorica, di flussi commerciali provenienti dall’entroterra continentale attraverso le Alpi orientali con questa parte di mare Adriatico settentrionale, permeata di antichissimi elementi culturali di respiro mediterraneo ma profondamente legata alle tradizioni venete e sfocianti con il tempo in significative elaborazioni ideologiche che risaltano nell’iconografia di una divinità femminile raffigurata entro un disco in lamina di bronzo rinvenuto nel 1992 a Millepertiche. Infatti, l’esito antropomorfico conseguito nella rappresentazione, esprime importanti affinità riconducibili all’insieme icastico della Grande Madre incentrato sul culto della natura e sviluppato attorno all’avvicendamento delle stagioni, anche se caratterizzato dalla presenza di vari elementi connessi ad una nuova gestione delle risorse boschive ed agricole, probabilmente in concomitanza con l’intervento romano, rivelando la presenza in loco di antichissime credenze religiose amalgamate in un’equilibrata armonizzazione tra stimoli culturali di provenienza diversa.

Con il graduale inserimento nello stato romano questo lembo di territorio conobbe un coinvolgimento sul piano infrastrutturale derivante da un maggiore sfruttamento delle risorse ambientali all’interno di quella proiezione lagunare e marittima dell’economia altinate ben esemplificata, tra l’altro, dalla monumentalizzazione dell’apporodo nord-orientale cittadino e preordinata secondo principi comuni applicati in una vasta area di competenza amministrativa. In tale ottica assume particolare valenza il riconoscimento, a poche centinaia di metri a sud della strada di Millepertiche e a circa 1500 m. (paragonabile ad un miglio romano) dall’antico asse viario della via Annia, di un lungo fossato artificiale estinto che correndo sostanzialmente in maniera parallela ad entrambi metteva in comunicazione la Piave Vecchia con l’area lagunare di Altino tramite un’importante nodo idraulico, tuttora contraddistinto dal toponimo Crosera del Lanzon e caratterizzato in antico dalla confluenza di alcuni corsi d’acqua in prossimità dell’attuale località di Trezze. Dall’osservazione zenitale, pur nell’appiattimento dell’immagine e quindi senza distinzioni cronologiche tra le varie fasi in cui si evolse l’idrografia fossile, la traccia canalizia solca la pianura in maniera netta e trasversale per una lunghezza di circa 6 km intercettando lungo il suo percorso vari paleoalvei appartenenti alla rete idrica preesistente, rappresentando un perno infrastrutturale di notevole importanza sia dal punto di vista ambientale che commerciale.  Grazie ad occasionali rilievi si possono avanzare alcune considerazioni di carattere strutturale comprendenti le dimensioni che apparvero fin da subito piuttosto ragguardevoli per un’opera che comunque non trova alcuna corrispondenza nelle pur variegata e colorita cronachistica veneziana o trevigiana di epoca medievale. In base ad approfondite analisi effettuate con l’avvicendamento delle stagioni agrarie, in più punti lungo il tracciato, è stato possibile stimare una larghezza media dell’impianto di circa 21 m, per 3 di profondità ed accertare la presenza di argini dalla pendenza molto dolce. Sono stati riscontrati, inoltre, la presenza di tre maggiori siti archeologici riconducibili alla piena età romana ubicati in prossimità della sponda nord ad una distanza intermedia di circa 1500 m (equiparabile ad un miglio romano) e riscontrato sul terreno la traccia di un breve itinerario di collegamento secondario che dall’odierno abitato di Millepertiche punta verso la via Annia con orientamento di 55-60 gradi W, quasi lo stesso dei cardini della centuriazione sud di Opitergium.  Il rinvenimento di palificate in legno di rovere nelle aree più depresse e la costante presenza di materiale vario di costipamento molto frammentato ( anforaceo, ceramico, laterizio, lapideo …) fa ritenere plausibile la presenza di un’argine strutturato, edificato in un momento successivo all’escavo dell’alveo, lungo il lato meridionale di quest’antica opera idraulica. La sua realizzazione potrerbbe essere legata alla pratica dell’alaggio, già testimoniata da Cassiodoro nella sua celebre epistola ai Tribuni Maritimorum, o comunque a una qualche forma di transito in grado di giustificare la presenza di un’alzaia. L’esistenza di una qualche forma di viabilità lungo l’antica fossa potrebbe trovare un significato più evidente già dall’epoca imperiale se messa in relazione con tutta una serie di rinvenimenti riferibili a contesti insediativi che avrebbero necessitato di sicuri collegamenti a complemento della via navigabile. L’indizio di una grande opera di risistemazione sembra emergere dalle analisi condotte al piede dell’argine prospiciente la laguna, dove sono state rilevate consistenti tracce di sabbie limose appartenenti al fondo del canale suggerendo che tale infrastruttura potrebbe essere stata addirittura oggetto di un riescavo nell’epoca altomedievale in ordine alle esigenze determinate dai nuovi equilibri politici ed economici instauratisi nella Venetia orientale tra la metà del VI e la metà del VII sec. d.C.  Millepertiche corrisponde attualmente ad un piccolo paese immerso in una ridente distesa coltivata. Ma in questo strano toponimo si possono rintracciare ancora i segnali di una lunga storia modellata da precari equilibri e scandita dalla costante ricerca di una compatibilità tra uomo ed ambiente, dove la trasformazione del territorio da sempre è considerata una necessità pratica. Le fonti classiche riportano già in Strabone (V, I, 5) e Vitruvio (I, 4, II), la tradizionale apertura di canali e fossae nella Venetia per garantire salubrità attraverso la regolamentazione delle acque. Ma è Cassiodoro (Var. XII, 24), che nella sua celebre lettera ai Tribuni Maritimorum rende meglio l’idea della conformazione del territorio perilagunare, oramai pienamente compatibile alle esigenze delle attività umane e costantemente mantenuto praticabile attraverso opere d’arginatura e canalizzazioni. Le infrastrutture lagunari afferenti alla grande fossa per transversum e quelle extralagunari di supporto alla via Annia sembrano suggerire l’esistenza sostanziale di due modelli territoriali contigui, quindi apparentemente dotati di un’autonoma specificità determinata dall’antica fisionomia morfo-idrografica di questa parte di Venetia costiera, ma in un’ottica più profonda essi si rivelano in realtà complementari, certificando il saldo legame tra flussi commerciali di mare e di terra che nell’antichità in questo nostro lembo territoriale venivano ad incontrarsi.

Materiali vari di costipamento caratterizzano il lato meridionale della

fossa evidenziando l’opera di apprestamento spondale. L’antico canale

lambisce in maniera significativa l’odierno abitato di Millepertiche

che appare sullo sfondo.

Giuliano Rosin

Categories : Postille


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