Con gli occhi di Harvey

By at 12 dicembre, 2014, 7:41 am

Volume riccamente iconografico Edizioni Saisera 2009 curato da Rich Ackerman, Roberto Colletto, Dino Davanzo, Marco Fasan e Bruno Marcuzzo.

La Grande Guerra era ormai agli sgoccioli ma il giovane americano Harvey Ladew Williams, si ritirò dalla frequenza all’Harvard College nell’aprile del 1918 per arruolarsi nei Corpi di Ambulanza in Italia.
Quando rimpatriato, riprese gli studi cambiando indirizzo scolastico e si aggiudicò il Diploma d’Ingegneria Elettrica.
Ritornò in Italia negli anni Cinquanta a ripercorrere quei luoghi che lo avevano visto volontario della Croce Rossa in ampio spazio operativo, tale da poter scattare e catalogare innumerevoli fotografie in un book dal titolo “ Pictures of Italian Front 1918”
Immagini che raccontano con minuzie di vedute i campi, le case e le contrade delle terre venete che Harvey aveva calcato, oggi scomparsi o rimodellati così da non essere più riconoscibili se non si pongono a paragone iconografico con le primitive.
L’idea dei curatori è stata straordinaria poiché non è stato certamente semplice raccogliere e rimontare le foto richiamandole di là dell’oceano.
La loro illuminazione non solo ha permesso di ricostruire un non comune album-documento, ma corredarlo di significanti introduzioni letterali e inserimenti epistolari, che per bontà e valenza culturali va ben oltre la media per ogni opera del genere.
Dopo un breve inserimento storico tratto dai qualificati interventi, sono qui riportati alcuni passi dalle lettere del “ragazzo in divisa” indirizzate alla madre.
La ritirata militare dell’ottobre-novembre 1917 viene invece accompagnata dalla fuga di quasi 250.000 civili dal Friuli e dalle province venete poi occupate fino a Vittorio Veneto \…\ da città come Padova, Treviso, Vicenza e Venezia \…\ Nel Basso Piave, nel Distretto di S. Donà di Piave, sono censiti oltre 25.000 profughi su quasi 50.000 abitanti. Non è possibile organizzare una partenza ordinata di questi civili poiché si tratta di una zona molto vasta. I fuggiaschi partono dalle stazioni di San Donà, Fossalta, Meolo, Treviso e Mestre diretti in altre regioni d’Italia \…\ (tratto dal capitolo “I profughi del Piave” di Daniele Ceschin)

Lettere alla mamma
18 luglio 1918
Cara mamma,
\…\ Non mi è più arrivata alcuna lettera dagli Stati Uniti, ma a parte questo tutto è a posto. Andiamo a nuotare ogni giorno nel fiume Sile, a volte anche dopo cena, in serata c’è luce fino alle 9.30. Durante il giorno si suda un bel po’, prendiamo 20 grammi di chinino al giorno contro la malaria \…\ Oggi ero a circa 7 miglia da Venezia, sono riuscito a vedere i camini e le cupole ponendomi su di un’altura. \…\
25 agosto 1918
Cara mamma,
\…\ Abbiamo sempre buon cibo ma non sempre abbastanza, specialmente a colazione, che consiste in caffè e marmellata.
Ho avuto un paio di uova e “polenta”, una specie di granturco macinato finemente, a colazione e abbiamo mangiato pesche dopo una corsa nella polvere invece di bere acqua discutibile \…\
30 agosto 1918
Cara mamma,
\…\ Proprio qui è stato piuttosto calmo negli ultimi giorni, tranne ieri quando i tedeschi hanno cercato di abbattere i nostri palloni di osservazione proprio oltre la città [Meolo]. Hanno usato granate e la maggior parte dei colpi erano troppo corti e sono scoppiati sopra la città (Meolo) \…\
1 settembre 1918
Cara mamma.
\…\ Il brutto di questa posizione è che non vedi nessuno per quattro giorni e se succede qualcosa, ci sono almeno 8 chilometri di cammino per arrivare alla postazione più vicina \…\ Ieri, il ragazzo che mi ha dato il cambio a Meolo e mi ha detto di venire qua mi ha portato quattro tue lettere e una copia di Aerial Weekly \…\
18 settembre 1918
Cara mamma,
\…\ Abbiamo tolto un mattone dal muro e ci abbiamo messo un pezzo di tubo così adesso possiamo affermare di avere l’unica stanza con l’acqua corrente, nonostante scorra in una sola direzione: fuori!
Proprio ora sono ad una delle nostre stazioni, Millepertiche \…\ Otto o nove dei ragazzi hanno preso la malaria e uno di loro è ancora in ospedale a Milano, ma io fino ad ora sono sempre stato bene \…\

1 Il pensiero non può non andare al decano del giornalismo trevigiano degli anni Ottanta, il filosofo aforista e musicologo Remigio Forcolin, profugo a Reggio Calabria e in Sicilia nel dicembre del ’17.
Fu allora che partorì l’idea di utilizzare lo pseudonimo letterario “Conte di Aci Castello”.
Vissuto per quasi tutto il secolo XX, è stato presidente onorario del movimento culturale La Copertina sino alla sua morte, oggi permanentemente ricordato quale presidente onorario alla memoria.
Da ricordare che La Copertina è il sodalizio artistico-culturale presieduto dalla mia persona Ferruccio Gemmellaro e in cui opera responsabilmente Leonardo Vecchiotti quale lettore critico, direttore del presente “Orizzonti online”.
(Nota a cura dell’autore del presente articolo)

Nota: Si ringraziano i curatori e l’editore del volume “Con gli occhi di Harvey” per un’opera che forse mai come in questi anni (Centenario della Grande Guerra) può essere oggetto di studio per servizi giornalistici e ricerche scolastiche.

Ferruccio Gemmellaro

Categories : Pro Loco Meolo


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