“Vecchi Teatri” a San Donà di Piave

By at 30 marzo, 2015, 11:56 am

Notizie sull’esistenza di un piccolo Teatro a San Donà, si hanno fin dalla prima metà dell’Ottocento. Era di proprietà della famiglia Guarinoni ed era  situato di fronte all’argine del Piave in Via Jesolo. Consisteva in un’unica sala, “dove di giorno scorazzavano i topi e di sera le dame e i cavalieri”, (Chimenton) con due bugigattoli a mo’ di palchi, con il palcoscenico improvvisato su poche assi malferme, dove la gente correva ad assistere alle rappresentazioni.

Molto speciale fu in quegli anni la  passione per le marionette. Le mosse legnose di Arlecchino,Brighella, Fracanapa, incontrarono sempre molto interesse. Nel tempo, però, questo sito andò via via degradandosi, fino a ridursi ad un semplice deposito. Ma la passione per gli spettacoli teatrali, perdurava a San Donà. Fu per rispondere a questa esigenza che nel 1885 un gruppo di persone si associò per dare al paese una sala teatrale che rispondesse alle esigenze della popolazione e che avesse un certo decoro:  nacque così la  “Società del Teatro”. La Società assunse l’impegno con il Comune di completare a proprie spese la “Palestra di Ginnastica” che lo stesso aveva fatto costruire in adiacenza alla sede del Municipio, con la clausola che il locale sarebbe dovuto restare sempre a disposizione della Scuola per la ginnastica dei giovani, per il cui scopo era stata iniziata la sua costruzione. Fu predisposto, a tal proposito,  uno Statuto, sottoscritto dalle parti, in base al quale il Comune si riservava il solo diritto di proprietà e quello di usare i locali, oltre che per la ginnastica scolastica, anche  per “servizi pubblici”, cioè per l’estrazione della Leva Militare, per le elezioni politiche ed amministrative, per conferenze pubbliche, comizi o riunioni di interesse generale.

Il nuovo “Teatro Sociale”, era composto da una saletta d’entrata, un guardaroba, un vestibolo sul cui lato lungo si apriva una porta che immetteva nella platea, delimitata alla estremità opposta dal palcoscenico dotato di due barcacce laterali. Ai lati della porta erano collocate due scale formate rispettivamente da tre rampe di tre, sei e sette  scalini, interrotte da due pianerottoli che immettevano in una galleria, formata da 24 palchi, illuminata da finestre. Il teatro era dotato di varie uscite secondarie. Il soffitto era stato elegantemente decorato da due Artisti locali :  Vittorio  Bressanin e Vittorio Marusso.  Il Teatro Sociale, attraverso gli spettacoli di prosa e d’opera, ebbe molto successo, rendendo necessario un suo ampliamento. Sul palcoscenico furono rappresentate , ricorda Mons. Chimenton, “opere grandiose quali Rigoletto, La Traviata. Faust, Lucia di Lammermoor, Il Barbiere di Siviglia, il Ballo in Maschera, Il Trovatore, La Favorita”. Ricorda ancora Chimenton come nella palestra della scuole elementari, non ancora trasformata in Teatro Sociale, si fosse tenuto “un lussuoso spettacolo marionettistico, riproducente la vita di  Napoleone  I, dai trionfi sui campi di battaglia all’apoteosi dopo la sua morte”. Non mancarono, inoltre, le rappresentazioni delle più fantasiose operette.

In occasione della rappresentazione degli spettacoli, si respirava un’aria festosa, che contribuiva a rendere curiosi i sandonatesi e ad aspettare con impazienza l’arrivo degli Artisti. I cantanti, i professori d’orchestra, le compagnie di prosa, furono di grande valore artistico. Dopo la inondazione del 1903, fu tenuto nel Teatro Sociale di San Donà di Piave  un grande Comizio,  al quale parteciparono tutti i deputati dei Collegi del Lungo Piave e molte personalità del campo idraulico. L’interno del Teatro Sociale era sobrio, elegante, come si può evincere dalla domanda  di risarcimento danni inoltrata subito dopo la Grande Guerra al Ministero delle Terre Liberate dalla Società del Teatro. Dal lungo elenco presentato e per il quale la Società chiedeva il risarcimento, si può dedurre che la capienza fosse, compresi i quaranta orchestrali, di circa quattrocento persone. Il Teatro era illuminato da un impianto di luce elettrica e riscaldato da una stufa. Ma a funestare questa aria vivace, ci fu improvvisamente la guerra e con essa inenarrabili sofferenze, emigrazione, sradicamento, incertezze. Alla fine della guerra, nell’immane distruzione, solo rovine e tra queste anche quelle del  Teatro Sociale. Nonostante la desolazione e le condizioni molto dure, nel dopoguerra  pian piano la vita riprese. Fu quello un momento proteso verso la ricostruzione e la realizzazione di nuovi grandi progetti. Fra questi l’incarico dato dal Sig. Bortolo Pasqualini all’Ing. Camillo Puglisi Allegra, ideatore dell’allora Piano Regolatore di San Donà, di progettare per suo conto  “un Teatro con abitazione lungo la nuova via tracciata tra la Chiesa arcipretale  ed il grande piazzale “ (nel luogo corrispondente all’attuale Teatro Metropolitano Astra). Nell’Agosto del 1921 l’Ing. V.U. Fantucci e l’Ing. C. Puglisi Allegra, collaudarono la struttura del nuovo teatro trovandola “rispondente a tutti i requisiti per la sicurezza del pubblico dal quale dovrà essere frequentata”, parere confermato poi dalla Commissione di Vigilanza sui Teatri.

In seguito a questo, il Sig. Bortolo Pasqualini , con l’appoggio del Comitato Cittadino che organizzava la Stagione Teatrale, chiese al Comune la sistemazione della Piazza davanti alla Chiesa,  che dava anche accesso al nuovo Teatro. Egli aveva in mente un programma entusiasta ed ambizioso che  “ si riprometteva di ricondurre alle vecchie tradizioni di decoro la vita artistica di San Donà “ per sostituire il ruolo svolto in precedenza dal Teatro Sociale. L’Inaugurazione del  “Teatro Moderno “  (il cambio del nome  in  “Teatro Verdi “ appare solo nell’agosto del 1924), avvenne il giorno 22 settembre 1921 con una conferenza su Dante,  in occasione del settimo centenario dalla sua morte, tenuta dal Prof. Guido  Bortolotto. Fin da subito il Teatro Moderno diventò molto importante per la vita del paese per incontri a carattere benefico, istruttivo, patriottico, artistico ed a grandi ricevimenti quali la visita di S.A.R. il Duca d’Aosta, di S.E. On.le Acerbo. Fu sede per le Conferenze dell’Università Popolare, Assemblee Associazione Mutilati, Conferenze di carattere politico, spettacoli  teatrali a scopo benefico.  Uno degli avvenimenti più importanti fu il  Congresso delle Bonifiche del marzo 1922.

Nel 1929 l’antica “Società del Teatro” chiese all’Amministrazione di poter riavere l’area comunale dell’antica sede per poter ricostruire il Teatro Sociale. Dopo anni ed alterne vicende, il progetto non venne mai attuato. A San Donà di Piave rimase solo il Teatro Verdi che andrà distrutto,  durante la Seconda Guerra, nell’ottobre del 1944.

Lucia Basso

25 APRILE  2015

 “  FESTA  DI  PRIMAVERA  “

Dall’alba al tramonto

Fiori, Piante e Specialità di Nicchia

 in Piazza Indipendenza e lungo le Vie cittadine

 la

PRO LOCO di SAN DONA’ DI PIAVE

 sarà in piazza con Stand Enogastronomico

-          piatti tipici del nostro territorio   -

inizio distribuzione dalle ore 12.00

Categories : Pro Loco San Donà


Non c'è ancora nessun commento.

Al momento l'inserimento di commenti non è consentito.