I ponti sul Piave a San Donà dal 1870 al 1922

By at 15 marzo, 2016, 10:39 am

Il fiume Piave costituiva, da sempre, ostacolo alla viabilità tra le genti delle opposte rive. Da lungo tempo era profondamente sentita dalla popolazione  la necessità di poter avere un ponte fisso che collegasse San Donà di Piave a Musile, anche per eliminare il vecchio e pericoloso sistema di passaggio a “passo volante” molto disagevole ed a volte pericoloso che avveniva sopra le barche. Il non poter avere un ponte fisso, era causa di mancanza di scambi commerciali che provocavano, di conseguenza, isolamento ed arretratezza economica.

I trasporti venivano effettuati prevalentemente lungo le vie acquee, ma per poter creare un fiorente traffico commerciale ed aumentare gli affari, si doveva cercare un sistema più evoluto e più semplice per lo scambio della mercanzia. L’ipotesi iniziale di costruire un ponte galleggiante fisso tra S. Donà e Musile, prima sopra barche e poi sopra cilindri di ferro in modo da poterlo aprire in caso di necessità per il passaggio di natanti, venne sostituita dalla idea di effettuare una costruzione stabile tra le due sponde.

Le Amministrazioni dei due Comuni, dopo essersi accordate con la Provincia e sul riparto della spesa, scelsero di erigere l’opera nello stesso punto in cui da sempre insisteva il vecchio passo, senza preoccuparsi di verificare le condizioni idrauliche del fiume, pensando che potesse andar bene come scelta,  vista la  collocazione del precedente passo.

Venne deciso di costruire un ponte in legno della lunghezza di m. 201 ed il piano carreggiabile della larghezza di m. 6 tra i parapetti. I lavori vennero effettuati dalle ditte Bortolo Lazzaris e Alessandro Wiel, nel 1874. (1)

Le operazioni di collaudo vennero effettuate in agosto del 1876. Il costo complessivo dell’opera ammontò a 220mila lire circa. Il ponte ebbe una breve durata perché, a sette anni dalla sua costruzione, venne travolto e distrutto dalle vorticose acque di una memorabile piena del fiume Piave, che abbatterono anche l’esile tratto di golena nella grande ansa a monte del ponte.

Fra le varie ipotesi venutesi a creare a seguito dell’evento, per il rifacimento dell’opera si pensò inizialmente di costruire un ponte provvisorio di barche, in attesa della decisione da condividere con altri enti, di costruirne uno nuovo, resosi assolutamente indispensabile.

Il Consiglio Provinciale di Venezia deliberò, in linea di massima nel febbraio del 1883 e in via definitiva nel giugno del 1884 su relazione dell’Ing. Emilio Pellesina, la ricostruzione di un ponte in ferro seguendo una linea più appropriata alle nuove condizioni del fiume Piave, createsi a seguito della grande piena che aveva distrutto il precedente ponte in legno. L’opera venne approvata dal Ministero LL.PP. dell’agosto del 1884.

Il lavoro di rifacimento del nuovo ponte venne affidato all’Impresa Industriale Italiana di costruzioni metalliche.

Il progetto prevedeva (2) la costruzione di un ponte a travata continua, stabilita su due testate in muratura, sopra quattro pile, anche queste in muratura, elevate su fondazioni a cassoni. In corso d’opera quest’ultime vennero sostituite da quattro copie di cilindri in ferro, riempiti in calcestruzzo, perché  avrebbero offerto minor resistenza alle acque del fiume in piena. Questa variante, che importava notevole economia di spesa, venne approvata dalle Autorità governative raggiungendo  lo scopo di dare al manufatto una apparenza più conforme al suo uso. La spesa complessiva ammontò a 340.000 lire circa.  La visita di collaudo venne effettuata nel 1886.

Il ponte aveva larghezza di m. 5.35 e si divideva in cinque campate:  le tre interne ai piloni di m. 46, le due delle testate di m. 37,110. Gli spalloni in muratura, vennero costruiti in buona parte coi materiali ricavati dalla demolizione del vecchio ponte e furono sistemate le rampe di accesso.

Nel 1912 venne nominata una Commissione per lo studio sulla resistenza statica del ponte, poiché furono sollevati dubbi sulla possibilità dello stesso di poter reggere sforzi a causa del continuo passaggio di convogli pesanti, non previsti nella progettazione e nemmeno nella costruzione del ponte.

A decidere, purtroppo, sulla staticità non fu la Commissione nominata allo scopo, ma la guerra del 1915.

Il ponte venne, suo malgrado, a far parte di una delle arterie principali per l’afflusso al fronte delle truppe, per il trasporto dei materiali bellici, per tutti i servizi logistici della linea del Basso Isonzo e del Carso.

Nel corso della Grande Guerra, a seguito dello sfondamento delle linee italiane a Caporetto, il corso del Piave divenne fronte di guerra e baluardo della resistenza italiana.

Per poter ostacolare l’avanzata del nemico, venne deciso di far abbattere il ponte.  Il 9/11/1917 – alle ore 11.00 – la 20^ Compagnia Minatori provvide al brillamento dello stesso.

Alla fine della guerra, nel 1918, il Genio Pontieri della 3^ Armata, provvide a posare un ponte provvisorio di bragozzi che, successivamente, venne sostituito da un ponte in legno, i cui  lavori di rifacimento furono ultimati in quattro mesi. La sua apertura al traffico avvenne nel maggio del 1919.

Nel 1920 la Deputazione Provinciale di Venezia prospettò la riedificazione  delle diverse opere distrutte dalla guerra e fra queste la ricostruzione   del ponte sul Piave a S. Donà di Piave, considerata una fra le più importanti.

I lavori, furono affidati alla Ditta Badoni-Bellani-Benazzoli di Milano, che aveva presentato un  progetto che venne approvato dalla Deputazione Provinciale di Venezia Gli stessi iniziarono nel maggio del 1921 e furono ultimati nel luglio del 1922, con una spesa complessiva di 4.470.507 lire.

Il nuovo ponte, composto di quattro travate in ferro, indipendenti l’una dall’altra, che posano sulle spalle del vecchio ponte adattate e rinforzate e su tre nuove pile con fondazione ad aria compressa, è  lungo 210,56 metri. Il 12 novembre 1922,  alla presenza di  S.a.r. Emanuele Filiberto di Savoia e con la benedizione del Patriarca di Venezia Pietro La Fontaine, assistito dal Mons. Andrea Giacinto Longhin, Vescovo di Treviso, venne solennemente inaugurato,  a cinque anni dalla distruzione del precedente,  il nuovo ponte in ferro.

Purtroppo nemmeno questo manufatto ebbe lunga vita, perché venne colpito durante i bombardamenti nella Seconda Guerra Mondiale.

Ma questo sarà…… il prosieguo della storia.

 (1) -  S. Donà di Piave e le succursali di Chiesanuova e di Passarella  – C. Chimenton

(2) -  L’Ingegneria a Venezia nell’ultimo ventennio -  P. Naratovich 1887

 Lucia Basso

foto, archivio fotografico Angelino Battistella 

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