Negozi in centro

By at 15 marzo, 2016, 10:16 am

(Archivio fotografico  A. Mestre)

Mai come in questi ultimi anni il volto della nostra città ha subito cosi repentini cambiamenti. Causa la crisi economica, ma anche per il continuo fiorire di supermercati, centri commerciali outlet, la città é stata assediata ed una dopo l’altra tante saracinesche sono state abbassate. Nobili tentativi di riapertura sono miseramente falliti e non hanno lasciato alcuna traccia del loro passaggio.

Esistono stranamente, per quanto mi riguarda, spazi in città che hanno legato indissolubilmente il loro attuale esistere con il fascino d’un tempo. Anche se si é fatto di tutto per distruggere il passato. Mi riferisco semplicemente a due modesti esercizi di frutta e verdura: quello dei Patan e quello dei Borasca.

In Piazza Trevisan, davanti al Duomo, sotto i portici, ma incastrato tra l’antica farmacia Augustini ed il negozio di ferramenta Bressanin, i Boscaro, teneva negozio Marina e Gigetto Patan. Un vero e proprio antro che nella parte posteriore confinava con un deposito di carbone.

Cassette di frutta e verdura di tutte le qualità, ma per noi bambini, luogo rinomato per i nostri rifornimenti a seconda delle stagioni. Tappa obbligatoria di domenica per caldarroste, patate americane, carrubbe, noci, bagigi, limone con relativa liquirizia da succhiare. Marina già preconfezionava cartocci di castagne secche, brustolini, castagnaccio da assumere col mitico cordone bucato all’interno.

Il negozio era sempre aperto, che io ricordi, e mentre Marina serviva i clienti, Gigetto uomo sempliciotto intratteneva pubbliche relazioni. Qualche volta portava le spese a casa.

Ce l’aveva fissa con una certa Milena, immaginaria sua fidanzata, che lo tradiva con un motociclista. E allora quando passava per la piazza qualche malcapitato in moto, giù fischi per bloccarlo. Il povero Gigetto era preso in giro da tutti. Ma si poteva dire che in Piazza Trevisan era un’autorità.

Spostiamoci adesso di qualche centinaio di metri e fermiamoci in Piazzetta delle Grazie, all’entrata dell’Istituto San Luigi delle Suore della Riparazione.

Nello spazio che ora é occupato dalla sartoria “Principessa” c’era il negozio di frutta e verdura dei “Borasca”. Che questo sia un cognome o un soprannome non lo so, tutti lo chiamavano così.

I Borasca erano una coppia madre e figlio, difficile però capirlo perché sembravano avere la stessa età. Lei vestiva sempre un abito nero, mai un sorriso, lui un po’ curvo aveva una pelle olivastra, mani color delle castagne e delle labbra gonfie oltre ogni misura. Preparavano le caldarroste, la loro specialità, là sul marciapiede cosicché i passanti non potevano non fermarsi. Pur vendendo gli stessi prodotti dei Patan, i Borasca non avevano la stessa grinta. Io credo di non aver comprato mai nulla da loro. Eppure se penso a qualche luogo del cuore della mia San Donà per primo, in graduatoria, metterei il negozio dei Borasca. Il giorno di Natale del 1964 verso sera passai lì davanti, usciva dal negozio una ragazza con un cartoccio di caldarroste, mi fu presentata, lei mi offrì una castagna. La accettai. Quella ragazza diventerà, poi, mia moglie.

Luigino Zecchinel

Categories : Incontri


Non c'è ancora nessun commento.

Al momento l'inserimento di commenti non è consentito.