Il Blues, il Piave e Musile – ProLoco Musile

By at 21 dicembre, 2016, 4:06 pm

Il 16 e 17 settembre 2016 si è svolta a Musile di Piave la manifestazione “Il Blues, il Piave e Musile”: venerdì 16, presso villa Ferrari, si è tenuta la cena a tema: “La cucina Creola della Luisiana” frutto di influenze fra le tradizioni culinarie francesi, spagnola, portoghese, italiana, africana e dei nativi americani, mentre sabato 17, in piazza Libertà, ha avuto luogo la serata Blues. L’evento ha visto la collaborazione del nostro Consorzio di Pro Loco dal Sile al Piave e delle amiche Pro Loco di Meolo, Fossalta di Piave, Quarto d’Altino, Ceggia, le quali, sotto appositi stand, ben arredati e coordinati con l’ambiente, hanno proposto piatti tipici della tradizione veneta, abbinati a vini specifici prodotti dalle cantine locali.
La serata musicale si è svolta con il susseguirsi di tre gruppi musicali, che hanno proposto al pubblico un percorso di ascolto articolato in tre caratteristici momenti: le origini del blues, i canti popolari del Veneto di fine ‘800 – inizio ‘900, l’evoluzione del blues come forma musicale.
Nel procedere all’organizzazione di questa manifestazione ci siamo chiesti perché il Blues è stato ed è un genere musicale importante. Perché è giusto che la nostra Pro Loco ne parli e in che termini è corretto farlo? Quale legame esiste fra la storia del Blues ed il nostro territorio?
Il risultato della ricerca svolta per dar risposta alle nostre domande è stato sorprendente e ci ha permesso di ideare, progettare e costruire un evento che intendesse mettere in evidenza come l’incontro di diverse culture possano trovare un linguaggio comune che nel nostro caso è stato quello della musica e delle tradizioni culinarie.
Nello specifico il Blues e la musica folk italiana di fine ‘800 – primi ‘900, due generi musicali apparentemente così diversi, sono accumunati da profonde analogie riguardo la loro genesi e la funzione da essi svolta all’interno delle comunità che li ha elaborati. Allo stesso modo le tradizioni culinarie si costruiscono nel tempo, viaggiano con le persone e cambiano attraverso le “contaminazioni”, derivate dal fatto che alcuni piatti sono stati portati in aree geografiche diverse da quelle d’origine, utilizzando prodotti locali.
Il blues è nato e si è sviluppato in seguito alla schiavitù delle comunità nere, nelle regioni del sud degli Stati Uniti, ed è stato lo strumento con cui si è manifestato il sentimento di un dolore che ha avuto un lungo, inesorabile tracciato umano e civile, e ha ritrovato nella parola poetica prima, nel canto e nell’accompagnamento in una seconda fase, la sua ampia e angosciosa possibilità di espressione.
Il blues è una forma di musica vocale e strumentale la cui forma originale è caratterizzata da una struttura ripetitiva di dodici battute e dall’uso, nella melodia, delle cosiddette blue note. La struttura antifonale (di chiamata e risposta) e l’uso delle blue note apparentano il blues alle forme musicali dell’Africa occidentale.
L’evangelizzazione degli schiavi, nel 18° secolo, segnò una svolta nell’evoluzione della musica afroamericana, in quanto dall’incontro tra la sensibilità musicale nera e le suggestioni bibliche nacque il canto spiritual, che costituisce il vero punto di incontro tra cultura africana ed europea. Quindi lo spiritual, forma di canto devozionale, è senz’altro da ritenersi uno dei più importanti antenati del blues.

Oltre che nelle piantagioni di cotone, anche per la realizzazione delle grandi infrastrutture, come la rete ferroviaria o i porti fluviali, furono impiegati un gran numero di schiavi addetti alle mansioni più pesanti. Ciò fece nascere e diffondere i worksongs, “canti di lavoro” collettivi che venivano intonati all’unisono, cioè con la medesima linea melodica per tutti, o in forma antifonale, ossia con un solista a cui rispondeva il resto del gruppo. La loro funzione era quella di dare sollievo alla fatica e, allo stesso tempo, di coordinare gli sforzi collettivi durante le diverse operazioni.
Cosa accadeva in Europa e in Italia nello stesso periodo storico?
Qui i lavoratori vivevano condizioni di disagio e sofferenza per le dure condizioni del lavoro e, come in America, nascevano i canti del lavoro, unica possibilità di espressione del dolore e dell’angoscia del vivere.
La musica popolare è infatti la musica prodotta dal popolo, dalle classi subalterne e presenta alcuni caratteri comuni in tutti i paesi del mondo. E’ sempre musica occasionale, legata cioè a un certo fatto, a un momento della vita o della storia di un popolo. Nasce non da un singolo, bensì da una collettività che attraversa le stesse esperienze, per questa ragione è sempre anonima. Si diffonde e si tramanda oralmente ed è pertanto sottoposta a continue variazioni, a continue modifiche, che testimoniano i passaggi da una generazione all’altra, da una zona all’altra, da una situazione storica all’altra.
I canti popolari possono essere suddivisi in base ai temi che trattano. Tra questi ci interessano i canti del lavoro. A questa categoria appartiene quella numerosissima serie di canti legati alla vita di contadini, carrettieri, pescatori, al lavoro nelle filande, alla vita delle mondine nelle risaie, ecc. Tutti questi canti esprimono il disagio e la sofferenza per le dure condizioni del lavoro e servono anzi proprio per alleviarne le fatiche. Alcuni di questi canti servono esplicitamente per ritmare il lavoro, per coordinare cioè l’esecuzione dei movimenti del corpo tipici di un lavoro: per questo essi hanno una scansione ritmica molto accentuata.
Conservano sempre il caratteristico aspetto di poesia capace di esprimere una condizione di desolato rammarico e di aspra nostalgia, che si esprimono e si tramutano in speranza di cambiamento.
Possiamo pertanto, a ragione, affermare che la musica blues e il canto popolare italiano, sviluppatisi in due aree geografiche così lontane, con culture e linguaggi musicali così diversi, hanno una genesi comune: la musica quale elemento e strumento unico per esprimere lo stato di tristezza, disagio, angoscia, sofferenza, dolore.
Nel prossimo numero parleremo della cucina creola della Louisiana, del legame fra le tradizioni culinarie di diverse aree geografiche e di come queste, a seguito di “contaminazioni”, si sono evolute nel tempo.

Mario Falcone

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