Mito della contemporaneità e immigrati

By at 21 dicembre, 2016, 4:18 pm

Grazie alla diffusione capillare della televisione e della telematica, compresi i social networks, la percezione di una (totalitaria?) contemporaneità si è installata in ogni angolo del pianeta.
Naturalmente questo costituisce un puro e semplice mito, perché in realtà nel mondo vi sono differenti stadi dell’evoluzione storica e/o dell’involuzione di popoli, nazioni, religioni e sistemi di valori: tutto questo oggi vive e agisce all’interno di una contemporaneità “fisica”, ma non psicologica, politica o antropologica.
Alcune società (o parti di esse) sono già nel 2020 o oltre, mentre altre sono ancora ferme agli anni novanta del secolo scorso, oppure agli anni ottanta, settanta ecc.
Alcune civiltà vivono nella stessa forma dell’Europa del XVI secolo (il cosiddetto ancien régime) o perfino ancora più indietro nel tempo: vi sono almeno oltre trenta stati o governi organizzati in un perfetto sistema feudale arretrato, senza contare le cosiddette società primitive in Amazzonia o Papuasia o altrove. Solo in pochi e specifici casi le società arretrate “scelgono” di stare dove esse sono e optano intenzionalmente di funzionare entro stili di vita tradizionali e poveri (ad esempio le comunità Amish della Pennsylvania e dell’Ohio negli Stati Uniti oppure alcune tribù di nativi americani o africani come i Masai).
La “illusione” della contemporaneità genera perciò molti reciproci equivoci o fraintendimenti e quindi lo “scontro” tra civiltà è esploso, proprio a causa dei mezzi di comunicazione di massa che fanno credere a chi vuole emigrare che da noi tutto è facile e pronto e a noi fanno credere che tutto il mondo viva in modo contemporaneo, nel 2016, mentre la realtà è ben diversa.
Quello che siamo, i soldi che abbiamo, le strade, i palazzi e lo standard di vita sono il frutto di lavoro e di fatica e non accettiamo che gli immigrati trovino à la carte subito quello che a noi è costato decenni di fatica e di impegno. Trovare la pappa pronta è il sogno di tutti, ma pochi sanno quanto costa questa pappa. Certo, quando gli immigrati vedono alla televisione o su internet che uno prende decine di migliaia di euro solo rispondendo alla domanda: “Qual è la capitale del Congo?”, figuriamoci se non viene loro la tentazione di fiondarsi qui da noi!
E’ per questo che i nostri paesi Europei o Occidentali sperimentano l’impatto durissimo dei flussi migratori, dietro ai quali vi sono culture e tempi storici molto differenti dai nostri.
Occorre tuttavia che comprendiamo un punto molto importante: se la macchina del tempo collocasse qualcuno di noi, cittadini dell’Unione Europea, nel sedicesimo secolo, chi non cercherebbe in tutti i modi di scappare il più presto possibile da tale contesto sociale? Chi di noi sarebbe capace di sopportare tanta ingiustizia, tanta iniquità e intolleranza religiosa?

Tutti fuggiremmo da questo tipo di mondo: insano, demente, dogmatico, invaso dalla sporcizia, dalla pestilenza, dal pensiero magico, dalla stregoneria, dall’Inquisizione, da aristocrazie infami e impunite. Basta semplicemente leggere bene “I Promessi Sposi”.
Smontare il mito della contemporaneità è un antidoto efficace contro l’idea che alcuni principi chiave dell’evoluzione sociale e politica dell’Europa (tolleranza, democrazia, applicazione del metodo scientifico in tutte le attività umane e così via) siano scontati ovunque.
Al contrario, sappiamo come anche i nostri paesi abbiano applicato tutti questi principi da non più di duecento anni e neppure in tutti allo stesso tempo. Molti paesi Europei hanno adottato la democrazia solo un paio di decenni fa e segni di intolleranza, feudalesimo e fascismo stanno tornando qua e là.
Paradossalmente, il mondo islamico (che a noi fa paura) era un tempo molto più avanzato di noi europei e cristiani. Per esempio alcuni principi della nostra attuale democrazia, come quello della tolleranza, sono stati applicati (per esempio) nel sedicesimo secolo dall’imperatore mussulmano dell’impero indiano Akbar con un editto emanato proprio nello stesso anno nel quale il frate domenicano e scienziato Giordano Bruno veniva bruciato sul rogo dalla chiesa cattolica.
Il metodo scientifico fu applicato da scienziati e matematici Arabi molto prima che da quelli Europei, che erano prigionieri di un pensiero primitivo a riguardo della natura, della medicina, dell’astronomia (con riferimento al Sistema solare) e così via. Purtroppo la storia ci documenta periodi di evoluzione e di progresso, ma anche di involuzione o di evoluzione al contrario.
La storia dovrebbe essere maestra, come diceva Cicerone con grande efficacia: Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis (Cicerone, De Oratore, II, 9, 36). Spesso purtroppo la storia è solo testimone e memoria, ma assai poco maestra e luce di verità.
Insieme all’uso di internet, vi sono ancora paesi dove l’infibulazione è pratica corrente, e dove le nuove economie aumentano la ricchezza mondiale e allo stesso tempo il gap tra classi sociali. Anche in occidente l’involuzione è ormai leggibile a caratteri cubitali: 82 uomini possiedono il 50% della ricchezza mondiale.

In nessun periodo della storia c’era questa sproporzione tra i ricchissimi e i poveri. Neppure nell’Impero Romano o nel feudalesimo più crudo.
Se la terra fosse un villaggio esattamente di 100 abitanti, mantenendo le proporzioni che esistono attualmente, avremmo nel villaggio:

  •  57 asiatici su 100,
  •  52 sarebbero donne, 48 uomini,
  •  70 non sarebbero bianchi, 30 bianchi,
  •  70 non cristiani, 30 cristiani
  •  82 persone su 6 miliardi e mezzo di abitanti della terra avrebbero in mano il 50% di tutta la ricchezza del villaggio e la maggior parte di questi ricchissimi sarebbe nordamericana
  •  Su 100 persone, 80 vivrebbero in condizioni di povertà grave
  •  70 non saprebbero leggere,
  •  50 soffrirebbero di denutrizione
  •  Solo 1 avrebbe un titolo di studio universitario e solo 1 sarebbe in possesso di un computer

E poi ci meravigliamo che tutti i latino-americani vogliono entrare negli Stati Uniti e tutti gli africani e i mediorientali vogliono entrare in Europa?

Romano Toppan

Categories : Incontri


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