Cesare Battisti una tragica allegoria -Centenario della Grande Guerra -

By at 22 dicembre, 2016, 4:32 pm

 

Cesare Battisti condotto tra le strade di Trento pubblicamente ostentato prima d’essere giustiziato.

Da notare il suo atteggiamento a testa alta, di fierezza quale italiano che va al patibolo per aver voluto onorare la sua patria. E’ la scorta che invece pare depressa.

 

Il 18 luglio 1916 sulla prima pagina del “Corriere della sera”, edizione del mattino, apparve la notizia “L’on. Battisti impiccato dagli austriaci – La cattura e l’esecuzione”.

L’articolo faceva purtroppo seguito a un’informazione da Zurigo, non pubblicata, che invece considerava Battisti prigioniero assieme all’avvocato istriano Fabio Filzi, questi arruolatosi negli alpini col grado di sottotenente e subalterno di Battisti.

La censura aveva inibito che i giornali scrivessero del loro imprigionamento poiché non erano giunte attendibili conferme.

Poi, però, da Innsbruck si ebbe chiara la certezza che il deputato di Trento, Cesare Battisti, fatto prigioniero dagli austriaci sul monte Corno in area del Pasubio, assieme a Fabio Filzi, era stato processato dal tribunale militare di Trento l’11 luglio e giustiziato il giorno dopo nella fossa della Cervara, nel cortile della fortezza del Buonconsiglio 1.

Da sottolineare che i due italiani furono catturati dai Kaiserjäger, un corpo guidato dal trentino Bruno Franceschini, originario della Val di Non, il quale non si  disdegnò nel riconoscere in quell’ufficiale suo conterraneo il traditore ricercato e di arrestarlo.

Non solo la corte marziale imbastì una farsa, calcando la mano per intendere che si trattava di un monito per tutti i sudditi italiani, ma addirittura i media austriaci magnificarono il boia Lang, fatto arrivare di proposito da Vienna, come se fosse stato un eroe.

C’è di più: Battisti fu condotto per le vie di Trento per essere ostentato e voracemente preda di fotografi e giornalisti raccolti dalla gerarchia.

Perché tutta questa incorniciatura medianica per Cesare Battisti.

Suo contemporaneo e conterraneo era Alcide De Gasperi, anch’egli eletto deputato a Vienna, il futuro, storico capo di governo della Repubblica Italiana istituita nel secondo dopoguerra.

De Gasperi sentiva d’essere cittadino dell’impero austro-ungarico e il suo pensiero politico tendeva a una sorta di autonomia per le sue terre, insomma a uno stato libero annesso in una federazione.

Un concetto politico che verosimilmente non inquietava molto gli Asburgo e che forse sarebbe stata una clausola, se gli stati belligeranti, Italia in prima linea, si fossero per davvero seduti attorno a un tavolo, allo scopo di trovare una soluzione al conflitto, così come avrebbe voluto il nuovo imperatore Carlo I e il presidente americano Wilson.

Cesare Battisti, quale cittadino austriaco in una terra, il Trentino, ancora occupata, da consigliere municipale a Trento, passò deputato alla Provincia trentina e il 1911, infine, fu eletto al Reichsrat il parlamento viennese.

Il suo intento, piuttosto, era di poter operare all’interno dello stato a favore dell’irredentismo trentino.

Ai prodromi di quello che sarebbe stato il conflitto mondiale, il 1914, convintosi che solo una vittoria militare italiana avrebbe aggiudicato l’autodeterminazione nel suo paese,  l’onorevole Battisti optò per l’arruolamento volontario in Italia dove  fu inquadrato da ufficiale  nel Battaglione Alpini Edolo, 50ª Compagnia.

L’agonia del Nostro ha quindi rappresentato per l’Austria l’espressione figurata, meglio personificata, insomma l’allegoria della diserzione italiana che aveva rinnegato la Triplice con l’Austria per stringersi con gli stati dell’Intesa.

La nostra nazione, infatti, per aver abbandonato l’alleanza, era raffigurata dai tedeschi e austro-ungarici simile a un grassatore(rapinatore di strada) fornito di armi accattonate e con il tipico cappellaccio.

Gli austriaci gliela fecero pagare crudelmente con l’ignobile forca malgrado avesse chiesto di morire da soldato, mediante fucilazione.

Stessa sorte toccò al compagno irredentista Fabio Filzi.
L’identica fossa dove ancora un martire, il sottotenente Damiano Chiesa, volontario nell’esercito Italiano, era stato giustiziato il 19 maggio tramite fucilazione.

Aveva ventidue anni e il generale Viktor Dankl si rifiutò di mandarlo al capestro non considerandolo spia e disertore per la sua giovine età.

 

 

1 – NdA

Una storia questa del toponimo Buonconsiglio che ci riporta con la mente a Benevento in origine Maleventum.

Già chiamato Malconsey (Malconsiglio) dall’oronimo del piccolo colle su cui s’eleva, a partire dal 1300 tale nome non venne più riportato, preferendo adottare un termine più positivo e così il castello Malconsey divenne Buonconsilii (del Buonconsiglio).

Ferruccio Gemmellaro

 

Categories : Incontri


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