Il Nocciolo della parola

By at 14 aprile, 2017, 9:19 am

Strìna e Strinàr un gioiello linguistico Nel vernacolo veneto esiste un eclatante ossimoro. L’ossimoro è una figura retorica che accosta parole di senso opposto e che semanticamente l’una esclude l’altra: per farne un esempio ricordiamoci della canzone di successo “Ghiaccio bollente” interpretata dall’urlatore Toni Dallara negli anni cinquanta. Il termine dialettale veneto è dunque “Strina” che vuol dire \freddo penetrante\ e da qui si ha il verbo “Strinar” \bruciare dal freddo\. L’ossimoro si evidenzia dal fatto che il termine discende direttamente dal latino volgare “Ustrinare” questo un verbo cosiddetto denominale perché derivante da un nome, in questo caso dal sostantivo “Ustrina”, l’ambiente dove si cremavano i cadaveri. Il verbo pare di antico conio poiché dovrebbe essere connesso, sempre in seno al latino, con “Urere” che vale \bruciare\ di provenienza greca e ancor prima, pensate un po’, dal sanscrito. In questo percorso linguistico, quindi, ritroviamo in italiano Ustione, Usto, Ustolare, Ustorio, Ustrino. Strina, questo vocabolo appartenente al dialetto veneziano di terraferma, allora, possiamo considerarlo un gioiello linguistico incastonato nella storia dell’umanità che si perde nei tempi.

Ferruccio Gemellaro

Categories : Curiosità


Non c'è ancora nessun commento.

Al momento l'inserimento di commenti non è consentito.