Un vicinale della via Annia in direzione dell’agro meridionale di Opitergium

By at 14 aprile, 2017, 9:48 am

SULLE TRACCE DI UN ANTICO PERCORSO TRA AGRICOLTURA, ALLEVAMENTO E TRANSUMANZA

a cura di Giuliano Rosin

Fattori di ordine commerciale e produttivo legati all’interesse politico romano determinarono la strutturazione nell’antichità di vie acquee e percorsi inghiaiati di varia importanza che in qualche punto delle nostre campagne godono ancora di una straordinaria evidenza, inseriti in un panorama ambientale prossimo al margine lagunare ricadente nell’orbita amministrativa dell’importante centro municipale di Altino. Lungo i loro itinerari si raccordava un tessuto di vie di comunicazione che organizzavano un territorio noto dalle fonti letterarie per l’abbondanza delle risorse e la qualità dei  prodotti, attraendo attività e calamitando insediamenti.

Contestualizzazione topografica delle evidenze elaborate attraverso osservazioni zenitali relative alla presenza di antiche forme di viabilità nel territorio a sud di Meolo, nella frazione di Marteggia. La freccia blu indica un breve segmento riconducibile ad un locale itinerario di raccordo con la via principale che (staccandosi dalla variante dell’Annia per l’agro opitergino) sembra significativamente dirigersi verso la località di Bellesine, in comune di Musile di Piave.

Nella zona compresa tra Sile e Piave già alla fine dell’800 la Commissione Provinciale Veneziana sulle ferrovie indicava l’esistenza di una strada “vicinale per Meolo” diretta ad Oderzo,  che si sarebbe innestata sulla direttrice principale a Bellesine portando verso Cà Malipiero, probabilmente la medesima che attualmente ne ricalca il percorso sullo stesso tratto dove fino in tempi relativamente recenti emergevano, in alcuni punti e in determinate circostanze, mattonelle di cotto rossiccio inserite di taglio a formare un motivo a spina di pesce riproponendo curiosamente la tecnica pavimentale dell’opus spicatum. Tracce di strutturazioni stratificate nel tempo e certamente incrementate con le macerie del primo conflitto bellico, ma che suggeriscono anche l’esistenza di un antico sistema di collegamenti minori più ricco di quanto le modeste sopravvivenze attuali potrebbero rivelare e che si porrebbero in relazione con tutta una serie di interventi agrari che caratterizzarono il popolamento romano nel territorio almeno dalla fine del I sec. a.C. Sostanziali caratteri di omogeneità, nell’orientamento delle perpendicolari, sembrano  procedere dal settore urbano orientale di Altino verso questa parte del territorio municipale (tra Sile e Piave) dove la presenza di insediamenti rustici sembra presupporre lo sfruttamento agricolo e quindi l’esistenza d’un agro orientale centuriato, anche sulla scorta dei dati di recente aquisizione in merito allo sviluppo e all’estensione che in questa fase storica lo vedrebbe protendersi verso la praefectura T(arvisanorum), uno status giuridico e amministrativo pre-municipale del territorio trevigiano la cui sussistenza sembra labilmente emergere attraverso un’attenta analisi dell’epigrafe funeraria in calcare d’Aurisina di Laelia (età augustea), ritenuta dagli studiosi di provenienza altinate.

Altinum. Le diverse inclinazioni dell’assetto urbano. Nel settore Est dell’antico centro veneto-romano lineazioni perpendicolari tra loro occupano uno spazio ampio, che sembrano suggestivamente trovare riscontro e continuità nell’orientamento delle sistemazioni agrarie attestate nell’agro orientale, tra Sile e Piave.

I dati archeologici più recenti, per quanto non esaustivi, concorrono infatti a definire un contesto storico vivace e di lunga durata all’interno d’un quadro ambientale versatile, dalle caratteristiche ambientali diversificate e coesistenti destinate ad esprimersi, da un lato, in una ben definita dimensione agraria se non anche produttiva. la definizione cronologica s’impone in questo comparto territoriale come un elemento di forte importanza, sostanzialmente in linea con i dati ricavati da una preliminare considerazione del materiale ceramico affiorante, necessaria per stabilire il momento di maggior popolamento che sembra comunque attestarsi nell’arco di tempo compreso tra la fine del I sec. a.C e la prima età imperiale, concomitante il massimo sviluppo economico del vicino municipio. D’altra parte la forte attrazione esercitata dalla stesura della viabilità romana su questa porzione di Veneto orientale nel corso del II sec. a.C., avrebbe sicuramente innescato una complessa organizzazione territoriale ed una considerevole polarizzazione insediativa. Le evidenze affiorate negli ultimi anni descrivono infatti un quadro d’installazione tendente ad aggiornare le fonti bibliografiche disponibili, anticipando al periodo della romanizzazione l’organizzazione d’un crescente popolamento legato ad un’abbondante presenza d’acqua, comprensibile in maniera più evidente nella fase edilizia degli impianti rustici (a volte caratterizzati da una certa consistenza) in cui furono rinvenute vasche in mattoni, condutture (canalette), pozzali a semicerchio riconducibili ad accurate strutture di captazione idrica, documentando in maniera indiretta le fasi di passaggio da una cultura di tipo locale ad un’altra anche attraverso intenzionali deposizioni a carattere sacrale costituite da materiale votivo a volte defunzionalizzato. Non và quindi trascurato, ai fini di una lettura più consapevole delle evidenze rinvenute, anche il tipo di cultura materiale restituito dai contesti insediativi dove si contano ollette e coppe in ceramica grigia, assai diffuse in questo comprensorio territoriale. La tipologia con “grattugia” interna risulta poi utilizzata sia nella sfera domestica d’uso quotidiano, sia in ambito rituale in ragione d’un presunto valore simbolico; significativa anche la presenza di ceramica a vernice nera da porre in relazione con le direttici commerciali alto-adriatiche.

Immagine satellitare catturata in prossimità dell’intersezione ortogonale tra via Bellesine (contrassegnata dal disco rosso) con l’attuale contrada Emilia che in questo tratto ricalca l’antico tracciato dell’Annia. L’orientamento del cardine viario minore (55-60 W), già menzionato in Archivio Veneto XIV, da Altino al Livenza (1884), evoca in maniera significativa le lineazioni della suddivisione agraria opitergina meridionale (47 W), probabilmente in stretta relazione con le specificità morfologiche del territorio.

Il rettifilo che da località Bellesine si dirige verso Cà Malipiero, attraversa un territorio interessato da insediamenti rustici d’epoca romana.

 

…CONTINUA

 

Categories : Pro Loco Quarto d'Altino


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